
"Tiriamo fuori il nostro orgoglio ticinese, diciamo basta agli isterismi!", con queste parole il Presidente del Governo Manuele Bertoli ha esortato i ticinesi, lo scorso primo agosto, a rivedere le proprie scelte politiche in materia di immigrazione e di apertura all'Europa. In particolare, il socialista ha chiesto di "mettere a punto onestamente e correttamente la proposta di legislazione in applicazione dell’iniziativa popolare cosiddetta contro l’immigrazione di massa". Ma questo non è piaciuto a molti, a partire dai politici.
Uno dei primi a rispondere al discorso, come al solito, è stato Lorenzo Quadri, che sul suo profilo Facebook ha definito le argomentazioni di Bertoli uno "spettacolo edificante", dichiarando che quella del socialista è stata l'"ulteriore, superflua dimostrazione che a Sinistra vedono la sovranità popolare come il fuomo negli occhi" e che "a sinistra la parola Patria è un'eresia, infatti organizzano raduni multikulti a Chiasso pur di NON festeggiare il primo agosto".
Altro intervento è stato quello di Sergio Savoia, secondo il quale il presidente del Governo si sarebbe spinto "fino a suggerire che anche la democrazia diretta vada corretta", dimostrandosi "arrogante e in mala fede".
Critiche anche dal fronte UDC: "Il Presidente del Governo ticinese che vorrebbe riportare al voto (...) la votazione del 9 febbraio contro l'Immigrazione di massa (...) non mi rappresenta! Se questa è la capacità da parte di certi politici nel rispettare la volontà popolare, allora è inutile festeggiare il 1 agosto", attacca il vicepresidente democentrista Piero Marchesi.
E, insieme al sintetico intervento del Gran Consigliere Orlando Del Don, che ha commentato "Discorso indegno di un presidente del Consiglio di Stato!", se ne sono aggiunti molti altri di normali cittadini che si sono sentiti presi in causa nella loro decisione del 9 febbraio.
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