
Mercoledì prossimo l'assemblea generale dell'Associazione studi di ingegneria e di architettura ticinesi (ASIAT) dovrà decidere se accettare un Contratto collettivo di lavoro (CCL) per il settore.
Lo riporta oggi il Giornale del Popolo, ricordando che il settore degli architetti è balzato più volte all'onore della cronaca negli ultimi tempi a causa dei problemi di dumping salariale che lo affliggono. Si parla di posizioni con salari tra 1'500 e 2'000 franchi, occupate nella maggioranza dei casi da giovani diplomati frontalieri (vedi articolo suggerito).
Per porre rimedio a questa situazione, l'ASIAT ha elaborato una bozza di CCL, che si basa su quello in vigore per i disegnatori, con un salario mensile di base superiore ai 4'000 franchi.
Tutto risolto quindi? No, perché come spiega il presidente dell'ASIAT Luca Pagnamenta al GdP, l'esito della votazione di mercoledì è tutto fuorché scontato. "I pareri ricevuti finora sono stati positivi, ma non è molto elevata la percentuale dei soci che ha risposto" afferma Pagnamenta. "Ci sono variabili importanti in gioco: chi è contrario non si è per il momento palesato ma potrebbe presentarsi alla votazione, mentre per contro chi ha risposto positivamente potrebbe dare per scontato il risultato della votazione."
Se i datori di lavoro dovessero respingere il CCL, potrebbe però entrare in gioco la Commissione tripartita. "Alla luce delle segnalazioni e delle dinamiche sviluppatesi nel settore negli ultimi tempi auspichiamo che le parti sociali possano trovare una soluzione" afferma il presidente della Tripartita, Stefano Rizzi. "Se non dovesse essere il caso la Commissione tripartita tornerà a valutare la situazione e, sulla base dei dati a disposizione, potrà decidere di avviare una vera e propria inchiesta, con un controllo sistematico degli studi di architettura. Se dovessero emergere casi di dumping verrà quindi proposto un Contratto normale di lavoro, con la conseguente introduzione di un salario minimo obbligatorio."
I sindacati, dal canto loro, sperano che si possa evitare quest'ultimo scenario. "Introdurre un Contratto normale di lavoro in un settore come quello degli architetti sarebbe un fallimento e indicherebbe che come Cantone stiamo toccando il fondo, anche perché non va dimenticato che a Mendrisio abbiamo l’Accademia di architettura" dichiara il sindacalista OCST Giorgio Fonio. "Il fatto di essere costretti a fissare un salario minimo imposto dallo Stato per i giovani laureati in architettura è un paradosso e sarebbe lesivo anche per la dignità della categoria."
Fonio conclude spiegando che "dopo l’attenzione dei media sul tema sono aumentate le segnalazioni ai sindacati da parte dei giovani architetti. In questo processo è stata d’aiuto anche la posizione dell’associazione di categoria che ha permesso di mettere in luce la posizione onesta di molti datori di lavoro che, compreso il problema, si sono mobilitati per porvi una soluzione, che speriamo possa essere vicina."
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