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Ticino
Dumping, anche gli architetti "piangono"
Redazione
12 anni fa
Il racconto di un lettore getta nuove ombre sul settore. "Mi hanno offerto 1'500 franchi" Borelli: “Ambito nebuloso e che soffre”

Nell’immaginario collettivo quella dell’architetto è una professione prestigiosa e ben pagata. Di certo non mancano i più fortunati e i più onesti, ma quello che emerge dalla segnalazione di un nostro lettore è un quadretto tutt’altro che idilliaco. Una giungla fatta di salari da fame, strane forme di stage, periodi di prova infiniti (o finiti proprio sul più bello) e chi più ne ha più ne metta. E anche il segretario di Unia Enrico Borelli conferma: “Una situazione fuori controllo che riguarda anche altre professioni tecniche dell’edilizia.”

Ma partiamo proprio dalla testimonianza di Luca (nome di fantasia ndr), giovane architetto luganese: “La mia esperienza risale a quest’estate quando, dopo essermi diplomato oltre un anno fa e avendo svolto già uno stage di oltre sei mesi ho risposto all’annuncio in oggetto (vedi gallery), sembrava interessante, visti anche i requisiti richiesti, e ho pertanto sottoposto la mia candidatura.”

“Dopo pochi giorni - prosegue il racconto - mi hanno convocato a un colloquio. Contento della chiamata mi sono presentato nella sede luganese e, dopo la consuete presentazioni di rito, anche se non hanno degnato di uno sguardo il mio portfolio, sono stato sottoposto a una prova pratica, se non sbaglio ho dovuto fare una sezione di un tetto piano.”

E poi? “Una volta completato l’esercizio il responsabile mi ha chiesto cosa mi aspettassi da questo stage…al che sono un po’ sobbalzato dalla sedia: stage? - ho chiesto - Niente nell’annuncio parlava di stage, anzi visti i requisiti richiesti (esperienza in piani esecutivi e direzione architettonica, lingue, ecc.) tutto sembrava fuorché quello.” Come ha reagito quindi il responsabile? “Mi ha detto che per forza era uno stage, visto che io non conoscevo la loro realtà e avrebbero dovuto spiegarmi tutto, cosa che mi sembra però normale in ogni posto di lavoro.”

E sul piano finanziario? “Dopo le mie osservazioni in tutta risposta mi sono sentito dire che ‘ad ogni modo più di 1’500 franchi al mese non potevamo darmeli’, ho ringraziato, non chiudendo loro la porta, vista la necessità impellente che avevo di lavorare. Ma poi, forse per le perplessità che ho espresso, non mi hanno fatto più sapere niente.”

E, confrontandosi con i compagni di corso che come lui hanno finito un anno fa, quanto successogli non sembrerebbe un’eccezione: “Diversi di loro mi hanno riferito di situazioni simili, con stipendi offerti tra i 2 e i 3mila franchi, oppure stipendi ridotti della metà dopo qualche mese di lavoro, o ancora ragazzi mandati via dopo un periodo di prova ‘a salario ridotto’. Uno di loro ha addirittura accettato di lavorare in una sorta di apprendistato a 500 franchi al mese, ma dopo due mesi se n’è fortunatamente andato. Con questo non voglio dire che tutti gli studi si comportino così, anzi quelli onesti ci sono e a me stesso è capitato di fare due colloqui con architetti che offrivano salari decenti, dai 4mila in su, e che mi hanno sottolineato come prima di prendere un collaboratore hanno atteso anni per poterselo permettere, ma c’è chi vuole prendere le scorciatoie, provocando pressione sul settore.”

E tu adesso stai lavorando? “Sì, a 3’000 franchi lordi al mese, ma tant’è, meglio di niente” conclude Luca.

Borelli: “È un settore problematico e poco protetto”

Raccolta la testimonianza del lettore abbiamo preso contatto con Enrico Borelli, segretario cantonale di Unia, per un commento. E sono arrivate le conferme.

“Conosciamo la situazione, ci sono situazioni al limite della decenza e anche oltre. Si tratta di un settore nebuloso, atomizzato in piccoli uffici e studi, dove è inoltre assente una protezione efficace. Questo spinge alle speculazioni i datori che hanno meno scrupoli. Sul mercato sono presenti anche molti professionisti italiani che accettano salari più bassi, provocando una forte pressione al ribasso.”

“Il discorso vale anche per altre professioni tecniche dell’edilizia, e la poca protezione tende a mettere in concorrenza i lavoratori indigeni con quelli di oltreconfine. È l’ennesima dimostrazione che il mercato del lavoro non si autoregola” conclude Borelli.

dielle

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