
Il 25 giugno si svolgerà a Coira l’Assemblea dei delegati del Partito Socialista Svizzero (PSS), che discuterà del lancio del referendum sulla Riforma dell'imposizione delle imprese. In tale occasione la sezione ticinese del partito intende attirare l'attenzione su altri due temi importanti: la tragedia delle migrazioni e delle vittime che provoca e le Officine di Bellinzona, il cui futuro è a rischio. Di conseguenza i delegati ticinesi sottoporranno all’Assemblea due risoluzioni.
La prima chiede al PSS di farsi promotore - insieme ad altri partiti, organizzazioni e associazioni - di "una manifestazione o di azioni nazionali pacifiche che attirino l’attenzione dei media e coinvolgano l’opinione pubblica, per fare pressione sul Consiglio federale affinché si impegni maggiormente nell’accoglienza, apra dei corridoi umanitari, sospenda i rinvii dei migranti verso quei Paesi che non possono garantire un’accoglienza dignitosa e infine sospenda l’accordo con la Turchia, dove i diritti più elementari sono violati".
La seconda risoluzione rileva anzitutto come "le aziendalizzazioni delle regie federali abbiano provocato da un lato la perdita di qualità del servizio offerto e dall’altro l’aumento dei profitti e dei salari dei manager". In questo quadro si inseriscono anche le Officine di Bellinzona, salvate dalla chiusura nel 2008 grazie a uno sciopero delle maestranze e alla solidarietà della popolazione ticinese, "ma oggi di nuovo in pericolo perché le FFS non rispettano gli impegni assunti in passato. La prospettiva è perciò quella di una chiusura, che metterebbe a rischio non solo i posti di lavoro e il know-how acquisito, ma anche la coesione nazionale, ben rappresentata da un servizio pubblico offerto sull’asse di trasporto Nord-Sud". La risoluzione chiede quindi al PSS e alla deputazione socialista alle Camere federali di attivarsi per fare pressioni sulle FFS e sul Consiglio federale affinché gli accordi sottoscritti siano rispettati.
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