
«Il suono delle onde mi arriva come ovattato - da che ho memoria sono sempre stata qui»: a parlare sono le rocce del Parco delle Gole della Breggia. Ciò non è dovuto agli effetti di una straordinaria personificazione, ma dai contenuti del nuovo podcast del progetto FiumeSpazioTempo, svolto in collaborazione tra il parco e il dipartimento formazione e approfondimento-alta scuola pedagogica della Supsi. Tra le novità presentate questa mattina al Mulino del Ghitello non c'era solo il podcast, ma anche un nuovo vademecum. Ticinonews si è recata sul posto per saperne di più.
Un podcast e un vademecum
Il progetto ricerca delle nuove strategie di narrazione territoriale, ci spiega la ricercatrice Supsi e curatrice Carlotta Sillano: «è messo in scena uno strumento, il Lithomante, ritrovato da un manutentore del parco. È uno strumento capace di leggere le memorie contenute nelle rocce. Da lì inizia un'avventura, un percorso attraverso il parco, in cui il protagonista usa lo strumento e ne trae dei racconti». Anche il vademecum vuole essere uno strumento fortemente ispirato al territorio del Parco, fino ad esserne una metafora: i capitoli sono disposti in maniera verticale, partendo dalla struttura fondante del parco, passando dal suo sistema geologico a quello che l’uomo ci ha costruito sopra, fino al suo sistema culturale, con l’immaginario che vi è legato. Senza dimenticare gli abitanti del parco che non possono parlare, animali funghi e muschi: «un ultimo capitolo molto importante è dedicato ai regni del non umano, di tutti gli abitanti che ignorano queste dinamiche di senso. Per questo l'ultimo capitolo è rilegato al contrario, secondo il metodo ottocentesco del tête-bêche», conclude Sillano. Il documento è consultabile anche online.
Luoghi «del cuore» e ristorativi
I luoghi che sono confluiti nel podcast e nel vademecum sono stati mappati «dal basso», interpellando chi frequenta questi spazi. In particolare, dando spazio ai «luoghi del cuore» e ai «luoghi ristorativi» di chi frequenta il Parco. «Ciascuno ha potuto indicare il suo 'punto del cuore'. La domanda gancio era: 'se venisse un tuo amico a visitare il parco dove lo porteresti? Il passo successivo è stato fatto con l'Università di Verona, rispetto ai luoghi ristorativi del Parco. Questa mappatura ha permesso di sviluppare dei percorsi», spiega Lorena Rocca, coordinatrice del progetto e responsabile della ricerca di DFA e alta scuola pedagogica. Il progetto si indirizza a tutta l'utenza del parco, con un occhio di riguardo per le scuole, conferma il direttore Andrea Stella: »il nostro piano di utilizzazione cantonale prevede la promozione dell'accesso dell'uomo nel parco a scopi didattici, di svago e culturali. Noi dobbiamo insegnarlo il parco, è importantissimo«.

