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Bellinzonese
Due fatti di sangue in 15 giorni, «Ma cosa sta succedendo?»
© Rescue Media
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Ministero pubblico e Polizia cantonale stanno ancora indagando su quanto accaduto a Bellinzona e Gnosca – Intanto «si registra un aumento del disagio psichico e delle difficoltà economiche» ci spiega la Città di Bellinzona

«Ma cosa sta succedendo?» Dopo i recenti fatti di sangue registrati a Bellinzona (28 gennaio) e Gnosca (13 febbraio), molte persone si sono poste questa domanda. La Polizia cantonale, così come quella comunale di Bellinzona, non possono parlare, perché le indagini sono ancora in corso. Resta il fatto che alcuni vicini, in entrambi i casi, ci hanno raccontato di situazioni di disagio, seppur differenti nelle dinamiche.

Disagio psichico e difficoltà economiche

La domanda sorge quindi spontanea: «C’è un aumento a livello di disagio sociale nel Bellinzonese?» Una domanda che abbiamo girato alla Città. «A titolo generale», ci dicono, «possiamo affermare che si registra un aumento della complessità delle casistiche, con un incremento del disagio psichico e delle difficoltà economiche». Un fenomeno che, «in base alle informazioni in nostro possesso e a quanto si legge sui documenti ufficiali e sui media, è generalizzato e certamente non regionale».

I comportamenti a rischio e l’iter delle segnalazioni

Al momento non è dato sapere se le persone protagoniste dei fatti registrati in via Mirasole a Bellinzona e in via Nos a Gnosca siano state segnalate ai servizi sociali della Città o alle autorità. «Nel rispetto delle inchieste in corso da parte del Ministero pubblico e della Polizia cantonale, non possiamo rilasciare informazioni in merito, e in ogni caso va sempre tutelata la sfera personale di tutte le persone coinvolte», ci ricordano da Bellinzona. Ma a livello generale come vengono gestite le segnalazioni di situazioni a rischio? «Il Servizio sociale comunale opera sulla base della volontarietà delle persone. Ciò vuol dire che nella maggior parte dei casi è la persona stessa che si reca al Servizio per richiedere un sostegno. Nel caso di una segnalazione da parte di terzi si procede a raccogliere il maggior numero di informazioni sulla situazione, per valutare la possibilità di intervento, proponendo l’attivazione della rete sociale presente sul territorio. In collaborazione con la Polizia comunale o su segnalazione della stessa si può valutare, se vi sono i presupposti e la persona non si presenta presso gli uffici dei Servizi sociali spontaneamente, una visita a domicilio».