
Questa è la storia di un amore che finisce in modo piuttosto complicato in due tribunali. Ne è protagonista, riferisce il Corriere del Ticino, una coppia di mezza età con una figlia adolescente residente nel Luganese – lui cittadino svizzero e macedone, lei macedone – sposatasi oltre 15 anni fa nel paese balcanico. Da circa un anno e mezzo stanno cercando di definire la loro separazione. In Ticino è stata la donna a promuovere un'istanza di divorzio a fine 2016 davanti al pretore, avanzando pretese finanziarie e chiedendo l'affidamento della figlia (riservato il diritto di visita paterno). Richieste normali nel quadro di queste procedure.
Ma il marito, invece di confrontarcisi e proporre alternative, ha affermato di aver promosso a sua volta un'azione di divorzio due mesi prima presso un tribunale macedone e che quindi la giustizia ticinese non era da considerarsi competente su questo caso. La moglie ha per contro subito contestato la competenza del foro estero, lamentando di non avere ricevuto alcuna citazione dal tribunale macedone al suo domicilio in Ticino. Ne é seguita un'udienza di conciliazione a distanza di qualche mese in cui il pretore ha intimato al marito un termine di 30 giorni "per documentare come e in che forma ha informato la moglie del procedimento di divorzio intentato in Macedonia". L'uomo ha chiesto tempo, in quanto il tribunale estero stava svolgendo verifiche e, infine, nell'agosto 2017 ha consegnato al pretore una sentenza macedone risalente ad aprile (e cresciuta in giudicato) che aveva pronunciato il divorzio dei due, affidando la figlia al padre e riservando un generico diritto di visita alla madre.
Dopo un altro mese, "su imprecisata richiesta" del marito, l'Ufficio dello stato civile ticinese, quale autorità di vigilanza, ha ordinato la trascrizione del divorzio macedone nei registri svizzeri dello stato civile, senza sentire in corso di procedura la moglie, che si è di fatto scoperta divorziata a sua insaputa. Moglie che all'Ufficio ha chiesto spiegazioni, sollecitando una decisione formale sul riconoscimento della sentenza estera: le è stata trasmessa una "decisione interna" secondo la quale quanto sancito in Macedonia era regolare. Decisione che però la donna ha impugnato al Tribunale d'appello (TA) ticinese, chiedendo che la sentenza estera di divorzio non sia riconosciuta e che l'iscrizione della stessa nei registri svizzeri dello stato civile sia cancellata.
Maggiori dettagli nell'edizione odierna del Corriere del Ticino
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