
All’appello mancano 15milioni di franchi. La voragine è venuta alla luce alla banca ex Wegelin di Lugano divenuta Notenstein, di proprietà della Raiffeisen. In manette sono finite due persone. Sono state arrestate oggi per una serie di reati finanziari: truffa, appropriazione indebita e falsità in documenti. Si tratta di un funzionario della filiale luganese dell’istituto, responsabile del commercio di banconote, e di un amministratore di alcuni uffici di cambio attivi nel Cantone. L’inchiesta è coordinata dal procuratore generale John Noseda. Sulla base dei primi accertamenti il buco sarebbe da ricondurre a speculazioni borsistiche che, pare, risalgono al periodo in cui la Banca Nazionale decise di fissare il cambio con l’euro. Non contanti quindi ma perdite borsistiche che sarebbero state tenute nascoste per diverso tempo dal bancario finito in manette. Perdite venute alla luce soltanto quando l’istituto ha deciso di chiudere un servizio che offriva alla piazza finanziaria. Un servizio molto apprezzato dagli uffici di cambio che portavano i salari dei frontalieri in franchi per ricevere il giorno dopo la somma in euro. Ed è proprio un titolare di uno degli uffici di cambio che è finito dietro le sbarre. Lui nega ogni rimprovero. Eppure la sua società, secondo i controlli contabili effettuati dalla banca, risulterebbe debitrice di quei 15 milioni che mancano all’appello all’ex Wegelin. Ma il cambista sosterrebbe che lui non avrebbe mai ricevuto prestiti: ogni somma che riceveva in franchi era legata quella da lui consegnata in banca il giorno prima in euro. Il bancario, da parte sua, ammette la sua responsabilità nell’aver causato il buco ma non per guadagno personale.
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