
Ricordo, memoria. Sono queste le parole chiave che evidenzia la sindaca di Cevio Wanda Dadò. Sono passati due anni dalla devastante alluvione che ha colpito la Vallemaggia. 8 morti, abitazioni spazzate via e ripercussioni sociali e economiche in tutta la zona. Una notte che la sindaca ricorda bene: “Una mia collega di Municipio questa mattina, prima di partire da Cavergno, mi ha detto: ‘Oggi sei a Bellinzona, ma ti ricordi dove eravamo due anni fa? Due anni fa eravamo al ponte di Visletto". Era l'unico punto dove c'era un minimo segnale del cellulare e stavamo apprendendo solo in quel momento cosa era accaduto. La mattina del 30 giugno è una giornata importante che ha cambiato sicuramente la mia vita, ma la vita dei colleghi e di tutti i cittadini di Cevio”, ci dice la sindaca.
Una riflessione sui cambiamenti climatici
Un evento che ha fatto da apripista ad una nuova consapevolezza. La convivenza con eventi sempre più estremi. “Nel breve lasso di tempo di due anni abbiamo vissuto nuovi eventi estremi, anche se fortunatamente non così catastrofici", ci dice il presidente del Consiglio di Stato Claudio Zali. "Ci dimostrano che il modo che avevamo di catalogare i grandi eventi con delle ricorrenze decennali, trentennali o centenarie è cambiato e le frequenze ora sono nuove e sono eventi potenzialmente molto dannosi. Dobbiamo pianificare meglio, creare migliori opere di protezione e abituarci purtroppo a un nuovo rapporto con il nostro ambiente, che non è quello che conoscevamo in passato”, afferma Zali.
Il Ponte di Visletto aprirà a novembre
Opere e pianificazioni messe in atto in questi due anni, partendo dalla ricostruzione del ponte di Visletto, luogo simbolo della catastrofe. “I lavori fortunatamente seguono il piano orario, anzi sono un po' in anticipo; quindi, l'apertura al traffico veicolare è prevista per il mese di novembre”, afferma Norman Gobbi, direttore della Divisione delle Costruzioni. “Ma ricordo che Ponte di Visletto non è solo un collegamento vitale stradale per l'Alta Vallemaggia verso il resto del Cantone, ma è anche un'infrastruttura con delle condotte che servono a tutta la comunità, dalla Swissgrid, all'acqua potabile, allo smaltimento acque, alle telecomunicazioni. È davvero quindi un'opera che serve a mantenere viva l'Alta Vallemaggia”.
L'aiuto da Berna tarda ad arrivare
Dalle opere completate, come i piani delle zone di pericolo e il ripristino delle sorgenti di acqua potabile, a quelle in fase di ricostruzione, passando per i progetti in corso di delocalizzazione di abitazioni e aziende agricole: 24 in totale quelle colpite 3 quelle distrutte. Costi complessivi che si aggirano sui 100 milioni. Ad oggi 14,3 sono coperti dalla Confederazione. Si attende un aiuto ulteriore, ma le tempistiche fanno storcere il naso. “Evidentemente una punta di delusione c'è”, sostiene Claudio Zali. “A distanza di due anni, il messaggio per accordare un aiuto straordinario alla Vallemaggia non è ancora pronto. Sarà approvato verosimilmente nel corso del prossimo anno dalle Camere federali. Dei lavori di ricostruzione sono già in corso oggi e questi soldi sarebbero necessari o quantomeno molto opportuni già in questo momento”, conclude Zali.

