
Il verdetto è arrivato attorno alle 16 dopo una lunga e sofferta camera di consiglio. Quella sera al parco Ciani i quattro giovani tunisini non violentarono la 34enne ticinese. È quanto ha stabilito questo pomeriggio la corte delle Assise criminali di Lugano. Gli imputati - due giovani tunisini di 21 e 23 anni, incensurati e già richiedenti l’asilo - sono quindi stati prosciolti dalle accuse principali di ripetuta violenza carnale e coazione sessuale promosse dal procuratore pubblico Nicola Respini che chiedeva sei anni di carcere per entrambi. La corte presieduta dal giudice Mauro Ermani ha invece condannato i due imputati a due anni e mezzo, otto mesi da scontare, per atti sessuali con persona incapace di discernimento e inetta a resistere. “I due imputati, hanno commesso un atto ignobile, hanno dato prova di una totale mancanza di rispetto della vittima ma non vi sono elementi per affermare che la loro sia stata un’azione premeditata e violenta”, ha commentato il giudice leggendo il dispositivo della sentenza. Prima di avvicinare il gruppetto di tunisini quella sera del 28 maggio, la 34enne ticinese aveva già bevuto e fumato parecchio. Insomma non vi sono prove che siano stati proprio loro i quattro tunisini – due dei quali ancora latitanti, probabilmente fuggiti in Germania – a far ubriacare e a drogare la donna di cui hanno approfittato sessualmente uno dopo l’altro, dando sfogo ai propri istinti.La corte dunque a grandi linee ha accolto la linea difensiva sostenuta dagli avvocati Mattia Guerra e Pietro Simona: quella sera del 28 maggio al parco Ciani non si consumò nessuno stupro. fp
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