
Compariranno di nuovo in aula giovedì 4 ottobre i due agenti, condannati in primo grado a una pena sospesa per vie di fatto e abuso di autorità. Gli imputati si sono infatti opposti alla condanna ritendola ingiusta.
I due sono accusati dal procuratore generale Andrea Pagani di aver picchiato il 23 gennaio 2015 un ladro rumeno durante una perquisizione avvenuta nel garage della Centrale di Camorino. "La vittima è stata portata in uno stanzino, nuda, forse in manette, e la porta era chiusa. Poi è stata malmenata. Dalla Polizia ci si attende invece un comportamento irreprensibile», aveva puntualizzato il presidente della Pretura penale Marco Kraushaar, che aveva ritenuto più credibile la versione fornita dalla parte lesa, rappresentata dalla legale Khouloud Ramella Matta Nassif. Questo in virtù, soprattutto, delle dichiarazioni rese nel primo verbale di interrogatorio (in seguito in parte modificate) da tre agenti che avevano preso parte al fermo del malvivente sull’A2 a Faido (assieme ad altri due connazionali: l’auto era zeppa di refurtiva), poi condotto in Centrale a Camorino per i controlli di rito.
I colleghi degli imputati, chiamati a deporre come testimoni, si erano limitati a tanti «non ricordo», facendo felici più le difese che non l’ex procuratore generale John Noseda (che aveva aperto l'incarto), il quale auspicava la condanna dei poliziotti per lesioni semplici.
Per i legali difensori, avvocati Brenno Canevascini ed Andrea Bersani, gli imputati vanno invece prosciolti. Secondo loro il cittadino rumeno "ha mentito sapendo di mentire. Ha creato ad arte la storia del pestaggio e denunciato gli agenti per vendetta. Tanto cosa aveva da perdere?" avevano dichiarato in Pretura.
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