Cerca e trova immobili
Ticino
Ducry: "Facebook è alienazione"
Redazione
17 anni fa
Il deputato si allinea al ministro Pedrazzini: inaccettabile la presenza di poliziotti sul web

Dopo il caso di Flavio Gibellini, responsabile della sezione ticinese della Polizia Federale, che aveva sul social forum Facebook un profilo nel quale si faceva chiamare Serpico Volante, la qual cosa ha innescato interrogativi, pare che dal web siano spariti diversi poliziotti. Che hanno pensato bene di “spegnere” il loro profilo. Lo riferisce il domenicale il Caffè. Il ministro Luigi Pedrazzini ha dichiarato al giornale che la presenza virtuale di persone che rivestono un ruolo pubblico esecutivo è inaccettabile: “Posso capire un politico, anche un parlamentare che usa forum o blog per illustrare la sua attività, ma se ha responsabilità esecutive non reputo conveniente esporsi online. Anche perchè il mezzo, e non solo per quelli della mia generazione, è relativamente nuovo e inesplorato; difficile averne la padronanza necessaria per non correre rischi”. E infatti piattaforme virtuali come facebook portano con sé nuove problematiche da gestire, dalla creazione di un identità virtuale alla distinzione tra ciò che è privato e ciò che pubblico. “Capisco che ognuno, del suo tempo libero, possa farne ciò che vuole” ha continuato il ministro “ma chi ha un ruolo operativo non può che comportarsi come pretende si comportino i suoi collaboratori. E i criteri, per chi svolge compiti istituzionali, mi sembrano chiari e improntati al semplice buon senso”. “Regolamentare l’uso di internet è estremamente difficile, ma non credo ce ne sia la necessità - commenta Pedrazzini -. Il comportamento di un agente anche nella vita privata è già indicato in tutta una serie di codici scritti e non scritti, anche di sentenze e giudizi che, in fondo, si rifanno ad un principio sacrosanto: nessuna azione o comportamento deve provocare discredito al corpo della Polizia”. “Io questi siti li chiuderei tutti”, tuona Jacques Ducry, deputato e giudice istruttore federale. “Sono di principio contrario a questo modo di comunicare. Figuriamoci che non uso il computer nemmeno per lavoro. Ho una valida collaboratrice che lo fa per me. Preferisco i contatti umani diretti, anche se sono più faticosi: al grottino, in piazza, al caffe, nei salotti, anche nelle aule, dove ci si può confrontare e conoscere guardandosi negli occhi”. Con sistemi come Facebook, aggiunge Ducry, ci si limita a rapporti superficiali, alla crosta, e questa crosta si sbriciolerà e crollerà com’è accaduto nel settore finanziario. “A maggior ragione ritengo che un agente di polizia, che svolge un compito delicato, dovrebbe imparare ad avere con le persone rapporti umani diretti e reali, e non amicizie finte o virtuali. Fecebook è il segno di un degrado sociale, di un’alienazione, della deresponsabilizzazione di se stessi e dell’incapacità di affrontare la propria realtà personale, esistenziale ed emozionale”. “Lo stesso discorso – conclude Ducry – vale per i blog che si fondano sull’anonimato. Se volete dire la vostra, fuori la faccia, signori”,

© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata