
Si è conclusa oggi la prima giornata del processo per la vicenda relativa alla morte del 44enne del Mendrisiotto alla Rotonda di Gordola, avvenuta nell’aprile del 2017. Alla sbarra un 23enne biaschese, accusato di omicidio intenzionale, in quanto avrebbe colpito l’uomo con un pugno alla nuca provocandone il decesso.
Oggi in aula, riferisce TeleTicino, si sono scontrate due tesi opposte. Da un lato l’accusa, che incolpa della morte il 23enne, ubriaco e drogato, che avrebbe inferto alla vittima un gancio destro sulla nuca. Lo hanno spiegato due periti oggi in aula: quello del Ministero pubblico e quello della famiglia della vittima. Secondo le loro tesi, il pugno inferto al 44enne gli avrebbe spezzato l’arteria vertebrale sinistra: l’imputato avrebbe colpito la vittima senza apparente motivo uscendo dalla discoteca dopo una serata di eccessi, contraddistinta da altri episodi di violenza avvenuti all’interno del locale.
C’è poi l’altra tesi, quella dell’imputato e della sua difesa, secondo la quale il 23enne, che attualmente vive a Lucerna, sarebbe innocente. Lui stesso si è detto estraneo ai fatti, affermando di non avere picchiato nessuno quella sera. “Ero ubriaco, drogato, ma sono innocente” ha affermato l’uomo in aula. La tesi che il giovane non abbia picchiato la vittima è sostenuta anche dal medico legale della difesa. La dottoressa sostiene infatti che la rottura del vaso che ha provocato la morte del 44enne, non sarebbe dovuta al pugno, o alle sue conseguenze, ma ad una malformazione dell’arteria, un aneurisma e che si poteva rompere anche a causa di un inciampo o di uno starnuto.
Da parte sua, il procuratore pubblico Arturo Garzoni ha annunciato che chiederà una pena di almeno 10 anni. Mentre la difesa, patrocinata dall’avvocato Yasar Ravi chiederà quasi sicuramente l’assoluzione.
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