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Ticino
Dopo la pandemia, rischio inflazione
Foto CdT/ Chiara Zocchetti
Foto CdT/ Chiara Zocchetti
Keystone-ats
5 anni fa
L’ex capo economista della Seco lancia l’allarme: l’economia rischia di surriscaldarsi in uscita dalla crisi legata alla pandemia

All’uscita dalla pandemia l’economia svizzera si trova ora sulla strada lo spettro di un surriscaldamento congiunturale che potrebbe avere effetti nefasti: la probabilità di un sensibile aumento dei prezzi è chiaramente aumentata, sostiene l’ex capo economista della Segreteria di Stato dell’economia (Seco) Aymo Brunetti. “Nelle prime fasi della pandemia vedevo all’orizzonte tre scenari economici molto diversi: un sano recupero, una depressione e un surriscaldamento”, spiega il professore all’Università di Berna in un’intervista al portale Cash. “All’inizio il surriscaldamento era lo scenario meno probabile. Ora, grazie alla vaccinazione, la depressione è lo scenario meno probabile. Penso ancora che la ripresa sana sia lo scenario più probabile, ma lo scenario di surriscaldamento è diventato nettamente più probabile. Nettamente”, insiste l’esperto. Secondo Brunetti il rincaro in Svizzera arriverà di sicuro: resta da vedere se questo darà il via a una spirale prezzi-salari, in grado di far salire significatamene l’inflazione. “La probabilità, come detto, è aumentata”, annota il 58enne di nazionalità svizzera.

Dell’inflazione in quanto tale molti non hanno più paura. L’ultima fase di questo tipo risale agli anni ‘70, quindi la maggior parte delle persone può a malapena ricordarne i costi. Il timore - afferma lo specialista con studi a Basilea - è legato alla prevedibile reazione delle banche centrali: finora esse sono sempre state in grado di giustificare le loro politiche monetarie espansive sulla base della stabilità dei prezzi. “Ma se ora arriva l’inflazione dovranno stringere le briglie”, sottolinea Brunetti. E questo influenzerebbe praticamente tutte le classi di attivi sui mercati finanziari.

L’euforia creata dalle buone notizie che giungono sul fronte pandemico e l’elevata quota di risparmio creata in modo involontario durante la crisi potrebbero portare a una forte impennata della domanda di beni, che l’offerta potrebbe non essere in grado di seguire abbastanza rapidamente. Va poi aggiunto il costo del denaro, tuttora basso. Negli Stati Uniti si stanno intanto confezionando giganteschi programmi di spesa. C’è la paura che il mondo diventi un po’ più protezionista, proprio a causa dell’epidemia. E non bisogna dimenticare il fattore demografico. “Non abbiamo avuto inflazione per 30 anni, ma data questa lista impressionante di potenziali fattori di rincaro si è forse un po’ troppo rilassati sulla futura stabilità finanziaria”, osserva il padre di due figli.

Allargando il discorso ad altri temi, l’ex capo della Direzione politica economica della Seco si è detto preoccupato per la politica europea della Svizzera. Un deterioramento improvviso, per esempio in relazione all’accordo quadro, avrebbe conseguenze potenzialmente più negative di un peggioramento delle relazioni con la Cina, afferma. “Naturalmente capisco le preoccupazioni, ma in un accordo ci sono sempre cose che non piacciono. Dal mio punto di vista, l’accordo quadro dà alla Svizzera l’opportunità decisiva di dire no a singoli adeguamenti senza che questo possa portare a contraccolpi esorbitanti. E questa possibilità di dire no è per me il nucleo della sovranità”.

“Ho spesso l’impressione che gli oppositori sottovalutino i costi economici di un significativo deterioramento delle relazioni con l’Ue”, prosegue Brunetti. “L’Europa rimarrà ancora per i decenni a venire molto più importante per le esportazioni svizzere della Cina e di tutti gli altri mercati emergenti messi insieme”.

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