
Ultima puntata delle serie d'interviste del Corriere del Ticino in vista della votazione del 4 marzo sull'iniziativa popolare No Billag. Ecco perché l'ex direttore regionale della RSI Dino Balestra, intervistato da Gianni Righinetti, dice no al testo che cancellerebbe il canone radiotv.
Come sta seguendo la campagna in vista del voto su No Billag?"Più o meno come tutti, leggendo i giornali, i vari siti online e parlando con la gente che incontro. Devo confessare che più il tempo passa, più il confronto si fa ripetitivo, bloccato su opposte posizioni frontali che non sembrano aver alcuna intenzione di recedere di un passo. Il vero tema, però, indipendentemente dall'esito del voto è e sarà il "dopo". Anche in caso di rigetto dell'iniziativa, per la SRG-SSR il "dopo" non sarà mai più come il "prima". All'iniziativa va riconosciuto il fatto di aver scoperchiato il vaso di Pandora del servizio pubblico radiotelevisivo che da troppo tempo ribolliva senza trovare spazi di mediazione".
È tra coloro che credono e temono che con un sì all'iniziativa a Comano si chiuderà, o crede che ci potrebbe essere un'alternativa?"Credo che un'applicazione alla lettera dell'iniziativa non lascerà scampo alla RSI così come l'abbiamo conosciuta in questi ultimi sessant'anni. È illusorio credere che in un territorio piccolo come la Svizzera italiana si possano trovare risorse tali da consentire alla RSI di continuare a offrire programmi e contenuti come richiede l'attuale concessione. L'intero paesaggio mediatico della Svizzera italiana, giornali compresi, vive in una situazione di continue e crescenti ristrettezze finanziarie. I fautori dell'iniziativa sostengono che "dopo" bisognerà affidarsi al mercato e alle sue regole: ma quale mercato da noi? Dove si troveranno milioni, tanti o pochi che siano, ma comunque necessari, soprattutto in ambito radiotelevisivo dove la concorrenza internazionale, offerte online comprese, è spietata? Tra Airolo e Chiasso? Nelle valli italofone del Grigioni Italiano? Oppure all'estero, aprendo la porta alla lunga mano di non si sa chi? Sembrerebbe che qui la libera circolazione finanziaria e di contenuti di programmi sarebbe auspicata, come pure verrebbe a cadere il principio di "Prima i nostri". Oppure bisognerà cercare risorse finanziarie nella Svizzera tedesca, innescando una lotta fratricida (e mortale) tra le unità aziendali e le regioni linguistiche (Zurigo, Ginevra, Coira e Comano) della SSR? Affermare quindi che la SSR sopravviverà anche in caso di accettazione dell'iniziativa è soltanto una colossale illusione (o specchietto per le allodole) e un altrettanto colossale inganno nei confronti dei cittadini. Se i fautori dell'iniziativa avessero sostenuto che intendevano minare la SSR dalle fondamenta fino alla sua cancellazione, sarebbero stati più chiari e trasparenti».
Alla RSI c'è stato nervosismo. Trova comprensibile che i dipendenti reagiscano così, oppure sarebbe opportuno maggiore sangue freddo?"Il nervosismo è comprensibile. Dopotutto si tratta dello spettro della perdita del lavoro, con tutte le conseguenze che ne derivano. Dobbiamo immaginare un piano di riconversione professionale (verso dove?) e un piano sociale (pagato da chi?) di dimensioni e durata mai viste per evitare danni peggiori?"
L'intervista integrale nel Corriere del Ticino in edicola oggi
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