
«Un passo indietro sulle Costellazioni?». È questo il titolo scelto per un'interpellanza dalla consigliera comunale Sara Beretta-Piccoli. La quale chiede al Municipio di Lugano di rivedere il Piano direttore comunale (PDcom) presentato alla fine di ottobre del 2024. Il motivo? «Emergono oggi numerose criticità che mettono in discussione la coerenza tra visione teorica e realtà concreta».
In particolare, la scelta di suddividere la città in nove «costellazioni» – che sono il risultato dell’accorpamento degli attuali 23 Piani regolatori –, ovvero Val Colla, Ronchi, Costa Sinistra, Piana, Monte Brè, Lugano a lago, Città alta, Monte San Salvatore e Pian Scairolo.
Da Crans-Montana alle «costellazioni» della città
Una scelta che per la consigliera comunale PLR-PVL «appare poco comprensibile, poco radicata nella tradizione locale e difficilmente condivisibile dalla popolazione», poiché «i quartieri rappresentano un elemento identitario forte, storico e sociale, che non può essere sostituito con una terminologia astratta e tecnocratica». Per Beretta-Piccoli, inoltre, ci sarebbe anche un problema proprio con il nome «costellazioni»: «Questa scelta di nomea risulta oggi ancor più problematica alla luce dei recenti eventi verificatisi a Crans-Montana e dell’incendio presso il bar Le Constellation, che rendono l’utilizzo di tale terminologia quantomeno inopportuno e poco sensibile».
Le zone 30
La Lugano del futuro, nelle intenzioni, guarda anche alla mobilità sostenibile come a un pilastro e spinge sulla transizione ecologica, sociale e culturale. «Il limite alla velocità veicolare pari a massimo 30 km/h in gran parte della piana del Cassarate – ed esteso a tutta la rete viaria, se i flussi di traffico lo permetteranno, in un orizzonte temporale più lungo – garantirà agli utenti della mobilità lenta la possibilità di muoversi in sicurezza», si legge tra le 245 pagine del PDcom. «Anche su questo fronte, tuttavia, si è registrato un chiaro segnale di contrarietà da parte della popolazione luganese, che ha espresso riserve e opposizione rispetto a queste misure», scrive Beretta-Piccoli. Ne deriva – conclude la consigliera comunale – «un quadro in cui un documento definito strategico, flessibile e orientato al futuro rischia invece di apparire distante dalla realtà quotidiana dei cittadini e poco ancorato al necessario consenso democratico».

