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Dopo 20 ore di dibattito il Parlamento dice sì al disavanzo da 96 milioni
©Chiara Zocchetti
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Redazione
un anno fa
Accolto al quarto giorno il rapporto di maggioranza Plr, Centro e Lega emendato. Niente risparmi sulla pedagogia speciale e sui docenti speciali.

Dopo venti ore di dibattito, tre diversi rapporti e ben 73 emendamenti, giovedì a inizio seduta è infine arrivato il sospirato 'sì' ai conti per il 2025. Con 33 voti favorevoli, 29 voti contrari e 12 astenuti, il Gran Consiglio ha dato luce verde al rapporto di maggioranza a firma Plr, Centro e Lega e quindi ad un deficit di poco più di 96 milioni.

Aggiunti altri 10 milioni ai tagli

Orfana della tassa di collegamento e della revisione della progressione a freddo, il compromesso della maggioranza della Commissione della Gestione, agli altri risparmi presentati dal Consiglio Stato, aveva aggiunto un’altra decina di milioni di tagli: sette riguardano i beni e i servizi, c’è poi una riduzione del tetto massimo degli investimenti e un contenimento delle spese dell’asilo. Niente da fare, invece, per la proposta di ridurre di due milioni le spese per la pedagogia speciale: accogliendo i tre emendamenti presentati contro la misura, il Gran Consiglio l’ha sonoramente bocciata; il risparmio è stato sostenuto solo dal Plr e da alcuni esponenti di Lega e Udc. Accolti anche gli emendamenti contro la riduzione dei contributi alle scuole comunali per i docenti di educazione fisica e musicale per altri 4.4 milioni. Tutti gli altri emendamenti sono invece stati respinti, compresi quelli contro il taglio ai sussidi di cassa malati contro cui la sinistra ha già promesso e dichiarato referendum.

"Difficile mantenere i compromessi raggiunti"

“Un sì ma”, quello espresso da Alessandra Gianella, capogruppo del PLR, che arriva “dopo tre giorni lunghi ed un deficit peggiorato constatiamo quanto sia difficile mantenere i compromessi raggiunti, constatiamo quanto ogni decisione scontenti qualcuno”. Un auspicio per il futuro: cambiare approccio e sistemare i rapporti tra Cantone e Comuni. Di dibattito “lungo, autoreferenziale, stucchevole”, ha parlato anche il capogruppo della Lega Boris Bignasca che ieri, alla luce del peggioramento finanziario, aveva chiesto di posticipare il voto a oggi. “Il deficit, ha detto, è stato aumentato senza proposte alternative, i principi di parsimonia della legge finanziaria in questo Parlamento sono parole vuote”. Bignasca alla fine si è astenuto, così come il suo gruppo. Sostegno ai conti è invece arrivato dal Centro. Secco no, per motivi opposti, dalla sinistra, contraria alla politica degli sgravi, e dall’Udc che invoca un maggior rigore finanziario. Contrari anche i partiti minori.