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Ticino
"Donne ticinesi, doppiamente discriminate"
"Donne ticinesi, doppiamente discriminate"
"Donne ticinesi, doppiamente discriminate"
Redazione
10 anni fa
Otto deputate approfittano della festa dell'8 marzo per riportare l'attenzione su precariato e differenze salariali

È nel giorno della festa della donna, oggi 8 marzo, che otto deputate riportano al centro dell'arena politica il tema del precariato delle donne nel mondo del lavoro.

Michela Delcò Petralli, Claudia Crivelli Barella, Nadia Ghisolfi, Lisa Bosia, Sabrina Gendotti, Natalia Ferrari Micocci, Amanda Rueckert e Sara Beretta Piccoli (ma altre potrebbero aggiungersi in giornata) pongono una serie di domande al Consiglio di Stato per capire in che modo si sia evoluta la situazione negli ultimi anni, anche sotto il punto di vista salariale.

"La parità fra sessi nel mondo del lavoro in Ticino sembra non aver fatto grandi passi avanti negli ultimi anni, anzi: le donne non solo faticano di più a trovare un lavoro e ricevono salari inferiori, ma in più quando trovano un’occupazione spesso devono accontentarsi di lavoretti con percentuali troppo basse, impieghi precari e contratti atipici" scrivono le deputate in un'interrogazione che verrà inoltrata quest'oggi al Governo.

"Gli ultimi studi dell’Ufficio cantonale di statistica (Ustat) hanno messo in luce una nuova preoccupante tendenza per quanto riguarda l’occupazione femminile in Ticino: la percentuale di donne sottoccupate (cioè impiegate a tempo parziale ma che vorrebbero incrementare la percentuale di occupazione) è nettamente aumentata. Ancora una volta quindi le donne risultano essere maggiormente penalizzate nel mondo del lavoro. Questa nuova forma di discriminazione va ad aggiungersi a quella salariale e al fatto che il tasso di disoccupazione ILO per le donne è più elevato" proseguono le deputate. "In Ticino “il divario retributivo tra i generi si situa attorno ai 1.000 franchi mensili (ossia al 20%) in favore degli uomini, e in dieci anni è rimasto sostanzialmente stabile”(dati 2012). Tenendo conto che il salario mediano ticinese già è di oltre 1’000 franchi inferiore a quello nazionale, le lavoratrici in Ticino risultano doppiamente discriminate rispetto alla media nazionale."

"Quanto al tasso di disoccupazione femminile, da sempre più alto, i dati dell’Ustat dimostrano che da un lato la percentuale di donne iscritte agli Uffici regionali di collocamento (URC) cala (statistica SECO), dall’altro però la disoccupazione ILO femminile ha registrato un crescita più marcata rispetto a quella maschile. Solo dal 2013 si assiste a una stabilizzazione che “non va necessariamente interpretata univocamente come un fatto positivo, perché è possibile che alcune donne abbandonino le ricerche (passando a uno statuto d’inattività) mentre altre si orientino verso occupazioni precarie o sottoimpiegate, che offrono la possibilità di accedere più rapidamente al mondo del lavoro (come lavori a tempo parziale, a durata determinata o a ore, contratti atipici ecc.)" scrivono ancora le deputate.

"Sempre dalle analisi dell’Ustat" proseguono, "emerge che negli ultimi anni la crescita dell’occupazione in Ticino, che ha coinvolto soprattutto i frontalieri, è caratterizzata anche da un forte incremento dell’impiego a tempo parziale che “ha interessato prevalentemente la componente femminile della forza lavoro residente". Un binomio quest’ultimo che non sorprende, perché tradizionalmente le donne – alle quali incombe più che agli uomini la conciliazione tra lavoro remunerato e domestico – ricorrono maggiormente al tempo parziale. Nel corso degli anni, questa dinamica ha agevolato l’integrazione delle donne nel mercato. Ragion per cui, l’aumento dei tempi parziali non desta particolari preoccupazioni, perlomeno quando si concretizza attraverso una scelta condivisa delle parti (lavoratori-aziende). Tuttavia, nell’ultimo decennio la crescita di questa forma di lavoro ha generato un aumento della sottoccupazione, ossia di persone impiegate a tempo parziale che vorrebbero incrementare il grado d’occupazione. Infatti, nel periodo tra il 2004 e il 2014, due terzi dell’aumento dei tempi parziali riscontrato tra gli occupati residenti (frontalieri esclusi) è ascrivibile a persone che si dichiarano sottoccupate e in particolare alle donne (circa 10.800 casi sui 14.700 totali)". Le persone che si dichiarano sottoccupate (in special modo quelle con una percentuale d’impiego inferiore al 50%), e chi ha un contratto a tempo determinato (stage, lavoro su chiamata, ecc.) sono anche svantaggiate nel mantenimento del posto di lavoro."

"Non disponiamo per contro di dati a livello cantonale riguardo al tasso di occupazione dei sottoccupati né sulla percentuale dei lavori atipici che ci permetta di valutare la gravità della situazione. Il nuovo metodo di conteggio dei posti di lavoro (tutte le persone impiegate in Svizzera con un reddito, sottoposto ai contributi AVS, di almeno 2.300 CHF annui, mentre prima erano gli impieghi a partire da 6 ore la settimana nelle imprese del secondario e terziario) lascia intuire che gli impieghi per meno di 6 ore la settimana e atipici siano circa 35’000[4]. I dati a livello federale mostrano che oltre il 50% dei sottoccupati lavora meno di 10 ore la settimana e oltre il 75% meno di 20 ore la settimana. Percentuali queste che non permettono certo di mantenersi, tanto più se vengono applicate a salari inferiori a quelli degli uomini" scrivono le deputate, secondo cui "è necessario fare chiarezza su queste problematiche per agire per tempo ed evitare che una nuova disparità venga ad aggiungersi a quelle di cui sono già vittime le donne."

Le interroganti pongono quindi le seguenti domande al Consiglio di Stato:

"Sulla base della rilevazione della struttura dei salari 2014, quale è il divario retributivo fra donne e uomini in Ticino? Come è evoluto negli ultimi anni? Quali le differenze con le tendenze a livello nazionale?"

"Quanti sono in Ticino i “posti di lavoro” di meno di 10 ore la settimana e di quelli di meno di 20 ore settimanali? Come è evoluta la situazione? Quanti sono occupati da donne?"

"Quale è la percentuale di donne nelle professioni qualificate e nelle posizioni di quadro? Quale l’evoluzione negli ultimi anni, quali le differenze con i dati a livello nazionale?"

"Sappiamo che le donne si concentrano soprattutto in rami economici caratterizzati da bassi salari. Come è evoluta la situazione negli ultimi anni? Diverge da quella a livello svizzero?"

"Quante sono le donne che lavorano ad interim, a tempo determinato, con contratti su chiamata e atipici e in che settori?"

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