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Ticino
"Donne, andate in Ticino a farvi multare, paghiamo noi"
"Donne, andate in Ticino a farvi multare, paghiamo noi"
"Donne, andate in Ticino a farvi multare, paghiamo noi"
Redazione
10 anni fa
Il Consiglio centrale islamico svizzero lancia un appello alle "sorelle": "Non siete auto in divieto di sosta"

Il divieto del burqa in Ticino ha ultimemente riscosso molti consensi anche Oltregottardo. Il consigliere nazionale UDC Walter Wobmann aveva parlato di “esempio per gli altri Cantoni” e di misura che “libera le donne” costrette a portare il burqa, mentre elogi analoghi erano arrivati dalle colonne della Sonntagszeitung.

I turisti che ancora non erano al corrente della nuova norma, vi si sono adeguati senza fare storie. "E forse quando torneranno a casa penseranno a quel piccolo pezzo di libertà che è stato concesso loro nel sud di questo piccolo Paese nel mezzo dell'Europa" aveva scritto l'editorialista della Sonntagszeitung Bettina Weber.

Ma c'è chi continua a contestare la legge entrata in vigore in Ticino lo scorso 1° luglio, come il Consiglio centrale islamico svizzero (CCIS).

In un lungo comunicato apparso sul sito del CCIS, il responsabile delle pubbliche relazioni Abdel Azziz Qaasim Illi - il marito di Nora Illi, la prima donna multata su suolo ticinese – ha preso posizione sul tema, non risparmiando una stoccata al Ticino.

Ma andiamo con ordine. In apertura Illi evidenzia come in Europa i diritti umani vengano sempre più spesso messi in discussione. Anzi, sarebbe in atto un tentativo di vietare l’islam, “cosa non facile – scrive – come lo è invece bandire minareti, niqab e burqa”.

Ciò avverrebbe anche in Svizzera, “un paese sicuro e pacifico ma esploso nel 2009 con l’iniziativa popolare anti-minareti”. Iniziativa che secondo Illi sarebbe stata solo il pretesto per un vero e proprio dibattito islamofobico. “Si è trattato di un’iniziativa che nulla aveva a che vedere con la sicurezza interna”.

Nel mirino, inutile specificarlo, l’UDC, rea di aver voluto strumentalizzare il tema a fini propagandistici. “Con un divieto dei minareti non si ottiene alcuna riduzione dell’immigrazione e nemmeno si aumenta la sicurezza interna – ha commentato – Senza contare che non ci sono mai stati problemi degni di nota con la minoranza musulmana in Svizzera”.

In sostanza, la destra svizzera avrebbe fomentato paura e odio per ottenere un tornaconto politico.

E qui si giunge finalmente al Ticino, “un Cantone cha ha introdotto un divieto che finora non è stato possibile attuare in Svizzera orientale grazie alla resistenza opposta dal CCIS e dalle donne che sarebbero state colpite dalla misura”.

Per Illi si tratta di attacchi “irrispettosi” e “immotivati” alla libertà religiosa dei musulmani in Svizzera, che arrivano "da chi non capisce per nulla" l'Islam.

“E cosa aspettano le nostre sorelle? – attacca Qaasim Illi - I giornali non vedono l’ora di vedervi passeggiare sulle rive del Lago Maggiore – con il niqab, si intende. In questo modo non lascerete la scena all’autocelebrativa politica ticinese, che si crogiola nell’idea di liberare le giovani donne musulmane”.

“Vi dovesse fermare una pattuglia della Polizia, spiegate agli agenti che non si tratta di una vettura in divieto di sosta ma di una limitazione dei diritti fondamentali islamofoba e immotivata”, ha rincarato il portavoce del CCIS.

"Vi potranno infliggere una multa – ha concluso Illi – ma come concordato verrà pagata da Rachid Nekkaz con il sostegno del CCIS. Perché aspettare?”

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