
La 36enne di Bellinzona, cittadina svizzera di origine turca, arrestata dopo aver minacciato un commerciante con un coltello e aver gridato «Allah Akbar» all’interno di un negozio di telefonia a Bellinzona, ha negato ogni legame con ambienti jihadisti. Martedì, riferisce la RSI, è stata interrogata per la prima volta dalla Procura federale, alla quale ha fornito la propria versione dei fatti.
Si sentiva perseguitata
La donna, che soffre di problemi di salute, ha dichiarato di sentirsi perseguitata: da continue chiamate indesiderate sul cellulare e da persone che – a suo dire – ce l’avevano con lei. Da qui la decisione di portare con sé un coltello da cucina e, il 30 gennaio, di recarsi in un esercizio di viale Stazione per cambiare scheda e numero. Non avendo però il denaro necessario, al rifiuto del negoziante avrebbe perso il controllo, arrivando a minacciarlo.
Nessun legame con gruppi estremisti
Nel corso dell’interrogatorio ha escluso qualsiasi matrice terroristica. A precisa domanda degli inquirenti, la 36enne ha affermato di non aver mai avuto contatti con gruppi estremisti di matrice jihadista. «Ho urlato «Allah Akbar» solo perché sono musulmana e molto religiosa», avrebbe spiegato.
Sottoposta a una perizia psichiatrica
Gli investigatori esamineranno ora il contenuto dei suoi dispositivi elettronici. Sulla donna, difesa dall’avvocato Walter Zandrini, verrà inoltre disposta una perizia psichiatrica. Nelle scorse ore è stata ritenuta carcerabile e ha lasciato la Clinica psichiatrica cantonale di Mendrisio: resterà in detenzione almeno fino al 19 febbraio, come stabilito dal giudice competente.

