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Ticino
Donna batte il Ministero Pubblico: per lei maxi rimborso
Donna batte il Ministero Pubblico: per lei maxi rimborso
Donna batte il Ministero Pubblico: per lei maxi rimborso
Redazione
8 anni fa
La ticinese era accusata di aver «ripulito» 200 mila franchi provenienti da crimini altrui in Italia

È stata prosciolta e rimborsata per oltre 23'000 franchi la ticinese di 52 anni accusata dal Ministero pubblico della Confederazione (MPC) di aver riciclato oltre 200'000 franchi provenienti da attività criminali della famiglia Magnone (il padre e i due figli hanno ricevuto condanne in Italia per usura e frode all’IVA). Già nell’udienza dello scorso 13 settembre le accuse si erano ridimensionate – in quanto per 24 dei 25 trasferimenti bancari fra il 2011 e il 2012 sotto la lente della giustizia era subentrata la prescrizione – e la donna doveva rispondere solo di un bonifico da 1.000 franchi versato da una società facente capo ai Magnone ad un’altra riconducibile a lei (le due società avevano sede nello stesso palazzo di Lugano).

Ma per questa fattispecie la cinquantaduenne – che già aveva interessato la giustizia all’inizio degli anni 2000 per aver compiuto malversazioni per 11 milioni di franchi ai danni di una banca luganese – è stata prosciolta dal giudice del Tribunale penale federale Giuseppe Muschietti per tre motivi: non è stato possibile affermare oltre ogni ragionevole dubbio che quell’operazione di e-banking fosse stata compiuta proprio da lei; non è provato che quei mille franchi fossero provento di reato; infine, non è dato che la donna sapesse delle attività criminali dei Magnone (l’imputata li aveva giudicati imprenditori rispettabili che volevano installarsi in Ticino e le prime condanne nei loro confronti sono state emanate in Italia nel 2011, tre anni dopo l’inizio della collaborazione con la cinquantaduenne).

Maggiori dettagli nell'edizione odierna del Corriere del Ticino

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