
Questa mattina don Pierangelo Regazzi si è espresso sulla vicenda del ballottaggio nella capitale ticinese. E lo ha fatto dalle colonne della Regione. Don Pierangelo ha dato un suggerimento ai "7 belli" della politica bellinzonese. Dopo aver preso parte alla lotta degli operai delle Officine, l'arciprete di Bellinzona prende posizione anche nelle questioni della vita cittadina.Lo abbiamo contattato. Don Pierangelo ci dice: "Chiedo loro se possibile di anticipare quell’accordo che dovrebbe esserci in ogni caso durante tutto il resto della legislatura. Perché l’obiettivo è che il Municipio abbia a vivere in armonia. Solo con l'esistenza di una collaborazione tra i vari municipali si potrà gestire bene una città". Ed ecco arrivare il suggerimento: "E allora se già prima della designazione del sindaco, loro potessero trovarsi attorno ad un tavolo possibilmente rotondo - così che nessuno possa primeggiare - lì potrebbero discutere dei problemi della città, mettere al primo posto quello di cui i cittadini hanno bisogno ecc. riconoscendo a ciascuno qualità e competenze dell'altro".
Don Pierangelo ci dice inoltre di quanto sia importante trovarsi e costruire
dei rapporti positivi tra i "7 belli", "gustando un ottimo Merlot delle nostre terre". Palando assieme si eviterebbe l'eventuale ballottaggio con inevitabile divisione dei candidati ma anche della cittadinanza, che si schiererebbe da una parte o dall’altra.Il politico insomma è tale se riesce a fare il bene della società e non il proprio interesse personale. Il municipale, in pratica, non dovrebbe prendere un certo dicastero o voler diventare sindaco solo perché ciò "acquista valore alla mia persona", dice l'arciprete di Bellinzona.
Dalle Officine alla vita pubblica. Un prete vicino alla gente, anche nei problemi quotidiani. "Cerco di essere presente nel territorio - conclude don Pierangelo - e non di chiudermi in chiesa o in sagrestia perché il prete non deve necessariamente essere colui che parla di valori solo spirituali che stanno a mezz’aria ma deve inserirsi nella realtà quotidiana. Se non riesce a essere fermento in una società: che ci sta a fare? Semplicemente il ministro del sacro e basta? Io allora non ci sto più neanche a fare il prete".
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