
Durissime parole quelle di Roberta Pantani nei confronti di Don Feliciani. La Consigliera Nazionale si scaglia dalle colonne del Mattino contro il prete chiassese, accusato di "utilizzare l’altare della chiesa quale pulpito privilegiato per i suoi sermoni politici".
"Anche domenica scorsa - scrive Pantani - non ha mancato di lanciare strali contro le forze dell’ordine, colpevoli di aver “deportato donne migranti innocenti con bambini in lacrime” e rei di accogliere invece le prostitute sul nostro territorio, senza batter ciglio. Se quello delle prostitute deve essere un chiodo fisso del nostro predicatore - le cita praticamente ogni volta che apre bocca e forse necessita un buon psicanalista per curare questa mania - il suo amore per i migranti rimane invece incondizionato, tanto da utilizzare per la funzione di chierichetti, bambini provenienti da altre culture, migranti pure loro. Ora, con tutto il rispetto dei bambini, che sono uguali in tutto il mondo, mi chiedo quale sia la recondita ragione di tale atto".
"Quando ai tempi del don Willy - prosegue la deputata leghista - quelli della mia generazione andavano in chiesa, quella del chierichetto era una funzione ambita, a cui si accedeva per meriti e per esperienza maturata sul campo. I tempi sono cambiati. La crisi delle vocazioni passa anche dai chierichetti e siccome il Feliciani la gente dalla chiesa la fa uscire piuttosto che entrare, l’unica possibilità rimastagli è quella di mettere a suo servizio bimbi che fino a ieri delle funzioni ecclesiastiche probabilmente non avevano mai sentito parlare".
Inoltre Roberta Pantani tira in ballo un altro episodio: "Le provocazioni del politico-religioso-filosofo non sono terminate: domenica scorsa era pure il Giorno del Digiuno federale. Si sa – ma basta andare a leggersi qualche pagina di Storia svizzera – che la terza domenica di settembre è per quasi tutti i Cantoni (salvo Grigioni) una giornata di riflessione e di preghiera. Se la memoria non mi fa difetto, mi risulta che proprio in occasione di questa giornata, nelle Chiese si canta il Salmo svizzero, per ribadire il senso di appartenenza alla comunità di questo Paese. Salmo che dal predicatore religioso domenicale non è stato invece fatto intonare, con spregio non indifferente delle disposizioni vescovili".
"Ora, se il Feliciani ritiene di vivere in un Paese che non gli aggrada, non ha che da fare le valigie e partire per altri lidi (meglio se lontani). Ciò facendo, risolverebbe anche un problema non da poco alla Curia, che del Feliciani non sa più che farsene, non riuscendo neppure a trasferirlo in altre parrocchie, perché non particolarmente gradito. I cittadini chiassesi, i sempre meno astanti alle sue funzioni domenicali, migranti, prostitute, agenti di polizia, politici, donne, uomini e bambini tutti ne sarebbero lieti", conclude Pantani.
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

