
C’è San Giuseppe. La Madonna. La culla. Il muschio e i pastori. Ma anche il Municipio. La banca. E il centro per richiedenti l’asilo. Otto dicembre: il giorno in cui si prepara il presepio, secondo la tradizione . E anche nella Chiesa di Chiasso ci si è dati da fare. Ed è certo che questo presepio farà discutere. “Io me lo auguro”, dice Don Gianfranco Feliciani (nella foto con l'autore del presepio, il sacrestano Marcello De Tullio), che spiega così le ragioni di questa rappresentazione della natività decisamente fuori dai canoni: “L’ispirazione – spiega il parroco di Chiasso - me l’ha data l’ultima lettera pastorale del Vescovo, che chiede proprio alle parrocchie di essere una tenda in mezzo alla realtà umana e di condividerla. Una Chiesa dunque che ha una parola per la politica, per l’economia e anche per il sociale”. “Per quanto riguarda il centro asilanti – aggiunge feliciani – c’è da aggiungere che Gesù, San Giuseppe e la Madonna sono i primi profughi che vengono da noi a chiederci di essere accolti. E ogni cristiano in un suo fratello vede il volto di Cristo, specialmente se è asilante o più debole”. Ma non finisce qui. Già perché Don Feliciani, per il presepe vivente in agenda il 19 di dicembre, intende invitare anche l’imam Samir Radouan Jelassi: “Siccome la prima parte della rappresentazione è dedicata all’antichità e alle profezie voglio invitare anche i fratelli islamici e il loro imam. Perché anche il Corano parla di Cristo e della vergine Maria. Abbiamo bisogno di incontrarci con i musulmani e di arricchirci reciprocamente”. AELLE
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