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Ticino
Domenico Dolce o Elton John?
Redazione
11 anni fa
Divampa la polemica sui "figli sintetici". Cosa ne pensano i politici ticinesi? Un giro di opinioni

Quella delle nuove tecniche per avere figli è da sempre una questione dibattuta e complessa.

A metterla di nuovo prepotentemente sotto i riflettori è stata una dichiarazione dello stilista Domenico Dolce, il quale in un'intervista a Panorama ha detto di essere contrario ai "figli della chimica, bambini sintetici. Uteri in affitto, semi scelti da un catalogo. E poi vai a spiegare a questi bambini chi è la madre. Ma lei accetterebbe di essere figlia della chimica? Procreare deve essere un atto d’amore, oggi neanche gli psichiatri sono pronti ad affrontare gli effetti di queste sperimentazioni. Non abbiamo inventato mica noi la famiglia. L’ha resa icona la Sacra famiglia, ma non c’è religione, non c’è stato sociale che tenga: tu nasci e hai un padre e una madre."

A stretto giro di posta, o meglio di social network, gli ha risposto il cantante Elton John, anche lui omosessuale, che con il compagno David Furnish è diventato padre di due figli nati con la fecondazione in vitro. "Come vi permettete di dire che i miei meravigliosi figli sono 'sintetici'?", ha scritto su Twitter, intimando a Dolce (includendo nella polemica anche Gabbana, che però si è dissociato dal socio in affari, definendosi pronto a diventare padre) di "vergognarsi per aver puntato i loro ditini contro la fecondazione in vitro". "Il vostro pensiero arcaico è fuori tempo: proprio come le vostre creazioni di moda." 

Come ne pensano i politici ticinesi, alla vigilia della festa del papà? Stanno dalla parte di Domenico Dolce o di Elton John?

Manuele Bertoli, consigliere di Stato socialista, afferma che "è difficile esprimersi".

"Nella società attuale l'aiuto alla fertilità tocca anche coppie eterosessuali, dunque un discorso del genere dovrebbe valere anche per le donne sterili" afferma il presidente del Governo. "Siamo chiaramente ai confini della medicina a cui anni fa non si pensava neppure. Ritengo che non si debbano escludere gli omosessuali da queste pratiche, da applicare secondo il concetto etico di ognuno.

Negli ospedali ticinesi, attualmente ci sono reparti che si occupano di fertilità. L'onorevole Bertoli è a favore delle nuove tecniche per la riproduzione? "La nostra società lo è, e non vedo perché negarle ad un omosessuale che non si può riprodurre. Anche perché, da padre adottivo, posso affermare con certezza che il rapporto di filiazione dipende dalla relazione."

Il consigliere di Stato racconta la sua scelta famigliare. "Dopo il primo figlio, che oggi ha 10 anni, abbiamo deciso di adottare una bambina, non per fini umanitari ma poiché avevamo l'immagine che l'essere figlio non dipende dal sangue ma dal fatto di accettare che quel bambino è tuo figlio, anche se è arrivato in modo diverso. Per noi non vi è mai stata distinzione, anche se ovviamente la bambina, che 7 anni, sa di venire dall'Africa, essendo le sue origini oltretutto anche chiaramente visibili."  Infine Bertoli loda l'impostazione nordica, in cui i papà sono maggiormente agevolati. "La società oggi vive delle difficoltà, ci vorrebbe un'impostazione diversa. Lì, hanno una politica diversa che ha attecchito nella cultura popolare, la quale accetta che l'uomo abbia per esempio dei congedi, che ci sia condivisione, che si lavori in tempi parziali."

Il candidato PPD al Governo Fiorenzo Dadò si schiera invece nettamente dalla parte di Dolce. "La mia idea è che ciascuno possa vivere la sua sessualità come la natura gli ha indicato, e non ho nessun problema al riguardo. Per quanto concerne l'adozione o i 'figli sintetici', penso che la legge della natura sia superiore all'egoismo individuale. Se una persona è omosessuale, può fare molte altre cose, ma non avere figli. Se io non avessi una gamba, non potrei scalare le montagne come faccio e mi dedicherei ad altri hobby. I bambini nascono da una mamma e un papà."

Questa posizione non è rara nemmeno tra gli omosessuali, aggiunge Dadò: "Ho amici che lo sono e concordano con la mia visione." Il capogruppo PPD non se la sente di estendere il discorso dei cosiddetti 'bambini in provetta' alle coppie eterosessuali. "È un dibattito complesso, da affrontare con cognizione e serietà. Ritengo vada oltre ad una questione di scelte personali, ma non prendo posizione."

Norman Gobbi, Consigliere di Stato leghista, esordisce con una battuta. "Alla fecondazione in vitro, preferisco il metodo tradizionale... con lo champagne!"

Tornando dal faceto al serio, "ho amici eterosessuali che per problemi di fertilità sono ricorsi alla fecondazione in vitro, ed hanno avuto bambini bellissimi. Per chi non ha la possibilità di diventare genitori è una soluzione. Sulle coppie omosessuali, ho sempre avuto una posizione conservatrice che non ammette le adozioni, come peraltro convenuto 10 anni fa quando venne concessa l’unione domestica registrata."

Nicola Pini, candidato PLR al Consiglio di Stato, è aperto sul tema famigliare. "La famiglia come viene concepita oggi è una costruzione sociale. La condivido ed è il tipo di famiglia che sto cercando di costruirmi, però non è l'unica possibile e non ho nessun tipo di preclusione verso altre forme."

La sua posizione è più simile a quella di Elton John. "Secondo me è meglio un bambino che cresce con due persone dello stesso sesso che si vogliono bene piuttosto che con genitori eterosessuali che non stanno bene assieme e che magari, peggio ancora, non gli danno amore. Penso che si possa crescere bene anche in una famiglia gay. Ripeto, credo nella famiglia tradizionale ma non mi oppongo ad altre forme."

Tra queste nuove forme, è meglio l'adozione o le nuove tecniche, quelle che creano i 'bambini sintetici' di Dolce? "Sono a difesa della libertà di decisione di ciascuno" afferma Pini. "Io preferirei l'adozione, perché è un peccato lasciare dei bambini da soli e si risolvono due problemi in uno, ovvero quello della coppia che vuole figli e quello del piccolo senza una famiglia. È la scelta più razionale, però non sempre si vive di razionalità, e ci sono logiche di coppia in cui non si può entrare."

PB

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