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Ticino
Domande e silenzi su Claudio Zali, l’Mps: «Le responsabilità della classe politica che ci governa»
© Gabriele Putzu
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Red. Online
4 ore fa
Il Movimento per il socialismo ricorda quanti suoi atti parlamentari riguardanti il consigliere di Stato dimissionario siano rimasti senza risposta - «Il problema non sono i toni, ma gli interrogativi posti»

Il Movimento per il socialismo lo rivendica: per sapere chi e come si è occupato, a livello istituzionale, delle vicende che da tempo ormai investono Claudio Zali «basterebbe fare una cosa semplicissima; inserire il suo nome nel motore di ricerca del Gran Consiglio, alla voce “Ricerca messaggi governativi e atti parlamentari”». Negli ultimi due anni «troverete diverse interpellanze rivolte al Governo dai deputati dell’Mps». Ebbene, scrive il movimento, queste interpellanze, che avevano come oggetto proprio i comportamenti di Claudio Zali, «non hanno ricevuto alcuna risposta. In diversi casi, l’Ufficio presidenziale del Gran Consiglio ha deciso, a maggioranza, di trasformarle in interrogazioni». L’interpellanza, lo ricordiamo, è una domanda alla quale il Governo deve rispondere in aula durante le sedute del Gran Consiglio e sulla quale gli interpellanti possono chiedere l’apertura di una discussione generale. All’interrogazione segue invece una risposta scritta da parte dell’Esecutivo entro 60 giorni.

«Nessuna risposta»

Ebbene, «nessuno di questi atti parlamentari ha finora ricevuto risposta. Nel giugno 2025 abbiamo poi presentato quella che è ormai diventata la nostra “famosa” interrogazione, un atto che riprendeva e sviluppava ulteriormente le domande che avevamo posto nei due anni precedenti». A quel punto, però, «non era più possibile continuare a far finta di niente. Ed ecco che il Parlamento ha deciso di istituire una Commissione parlamentare d’inchiesta (Cpi), proprio per dare risposta a una serie di domande che i deputati dell’Mps ponevano ormai da anni». Prima si tace, ribadisce il movimento, dopodiché «quando il silenzio diventa politicamente insostenibile, si scopre improvvisamente che le domande erano fondate. Ma la classe politica che ci governa, anche quando è costretta a piegarsi a un minimo di trasparenza, non dimentica e, soprattutto, non cambia l’atteggiamento di fondo».

L'esempio di Hospita

I deputati Mps tornano anche su quanto accaduto dopo le domande poste sul caso Hospita. «Alcune delle persone coinvolte hanno inoltrato una querela contro di noi. Per poter proseguire nel suo iter, la Procura ha quindi chiesto al Gran Consiglio se intendesse togliere l’immunità parlamentare a Giuseppe Sergi e Matteo Pronzini». Il Legislativo ha deciso di mantenere l'immunità dei due deputati, «ma su circa ottanta granconsiglieri presenti, ben 33 o 34 hanno votato per toglierla. Quasi la metà». Un dato «che dovrebbe far riflettere e che aiuta a capire quanto siano, per usare un eufemismo, singolari gli appelli che sentiamo in questi giorni sul caso Zali: quelli a “seguire le vie corrette nel porre i problemi”, a “evitare la gogna mediatica dei protagonisti”, a non usare “toni eccessivi”».

«Il problema non sono i toni, ma le domande»

«Ma quali sarebbero, esattamente, queste “vie corrette?”», si chiedono Pronzini e Sergi. «Sono quelle che abbiamo seguito presentando interpellanze e interrogazioni su vicende che interessavano Zali e che il Governo non si è nemmeno degnato di discutere pubblicamente? Oppure la “via corretta” consiste nel porre domande solo quando non disturbano nessuno?» La realtà, per l’Mps, è un’altra: «Chi pone domande scomode seguendo gli strumenti istituzionali previsti viene spesso attaccato proprio perché pone quelle domande, tanto più quando le questioni toccano i rapporti fra politica, magistratura ed economia». Da una parte «ci si richiama alla correttezza istituzionale». Dall’altra, «quando gli strumenti istituzionali vengono effettivamente utilizzati per chiedere conto di comportamenti e responsabilità politiche, cala il silenzio. E allora diciamolo chiaramente: il problema non sono i toni, ma le domande. Ma, soprattutto, il problema è che qualcuno continui a pretendere di scegliere quali domande siano legittime e quali no».

 

 

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