
Gli esami da superare per ottenere l'iscrizione all'albo degli artigiani - resa obbligatoria con l'entrata in vigore in Ticino lo scorso 1° ottobre dalla Legge sulle imprese artigianali - sarebbero troppo difficili.
La denuncia è emersa durante un incontro tenutosi nei giorni scorsi a Palazzo Lombardia, presieduto dall'assessora regionale lombarda Francesca Brianza e da alcuni componenti del consiglio di presidenza della Regio Insubrica, di cui riferisce oggi La Regione.
Un incontro cui hanno partecipato le associazioni di categoria degli artigiani e che voleva essere propedeutico in vista degli incontri bilaterali che si terranno a metà marzo a Mezzana e a fine marzo a Bellinzona.
Gli artigiani lombardi hanno sollevato innanzitutto il problema della disparità di trattamento con i colleghi ticinesi, dato che la tassa di iscrizione all'albo è per tutti di 600 franchi ma i primi possono lavorare solo 90 giorni in Ticino, mentre i secondi tutto l'anno. La tassa viene quindi considerata "discriminatoria".
Ma c'è anche un altro aspetto che è emerso con prepotenza: quello della presunta impossibilità di superare gli esami di ammissione. Una parte delle richieste degli artigiani italiani non sarebbe stata accolta proprio a causa di questi test.
"Molti artigiani sono stati sottoposti ad esami, senza essere riusciti a superarli, anche perché si sarebbero sentiti chiedere notizie sulla cattedrale di Barcellona" ha dichiarato il presidente di Sviluppo Como, Enrico Lironi, il quale è pure consigliere della Camera di commercio con delega ai rapporti con la Svizzera. "Gli artigiani ticinesi hanno la possibilità di seguire corsi di preparazione ai test, i nostri artigiani invece no."
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