
La Polizia giudiziaria è intervenuta nelle scorse settimane in uno stabile in via cantonale a Melano, più volte associato alla pratica del suicidio assistito. Gli inquirenti hanno sequestrato documentazione cartacea relativa all'associazione e, ancora una volta, nelle loro maglie è finita Mariangela G., 50enne italiana presidente dell’associazione Liberty Live, rinominata LL Exit, oggi in liquidazione, che un anno fa portò sulle rive del Ceresio la cosiddetta 'dolce morte'.
Condannata due mesi fa alle correzionali di Mendrisio a 15 mesi sospesi per truffa aggravata, ripetuta falsità in documenti, Mariangela G. – di formazione infermiera – risulta nuovamente indagata: questa volta – si legge in un nota della Magistratura – per istigazione e aiuto al suicidio legata in particolare agli aspetti finanziari di questa attività. Nel 2015, inoltre, il DSS le aveva rititirato l'autorizzazione ad esercitare come infermiera.
Molti i nodi che dovranno essere sciolti dall’indagine del procuratore pubblico Andrea Minesso, già titolare del primo incarto che a ottobre portò l’imputata alla sbarra. Lei in realtà quel giorno non si presentò. Assente in aula per malattia, la corte presieduta dal giudice Marco Villa la giudicò colpevole di aver raggirato compagnie private e assicurazioni sociali ottenendo un indebito profitto di 1,2 milioni.
Questa volta però le indagini ruotano attorno all’attività dell’associazione da lei presieduta attiva nell’ambito della morte assistita. Pratica legale in Svizzera, che nel marzo del 2016 a Melano venne sospesa su ordine del Municipio che ordinò al proprietario e all’associazione di presentare una domanda di costruzione per cambiamento di attività. Decisione contro cui l’imputata interpose ricorso, e che oggi si trova ancora pendente di fronte al tribunale cantonale amministrativo. Intanto alla vertenza edilizia, si è aggiunta l’inchiesta penale.
La diretta interessata ha negato ogni addebito.
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FP
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