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Istruzione
Docenti in Ticino, nove azioni per ripensare la formazione
©Chiara Zocchetti
©Chiara Zocchetti
Redazione
3 ore fa
Dal caso dei 13 aspiranti di italiano senza sbocco lavorativo al termine della formazione al DFA è nato il gruppo di lavoro per ripensare la formazione degli insegnanti in Ticino: «Vogliamo dare risposte concrete sulle possibilità ulteriori di sbocchi professionali»

Era marzo del 2025 quando si venne a sapere che 13 aspiranti docenti di italiano non avrebbero avuto alcuno sbocco lavorativo al termine della formazione al DFA. Da questo caso, indirettamente, è nato il gruppo di lavoro per ripensare la formazione degli insegnanti in Ticino, i cui risultati sono stati presentati oggi. «Dagli incontri che io stessa avevo avuto con i 13 docenti e con altri studenti in formazione, come docenti o docenti già abilitati, erano emerse delle criticità legate alle prospettive per il loro futuro professionale, ma legati anche alla formazione», spiega ai microfoni di Ticinonews la direttrice del Dipartimento dell'Educazione della Cultura e dello Sport, Marina Carobbio. «Abbiamo creato questo gruppo di lavoro proprio per dare delle risposte concrete, delle possibilità ulteriori di sbocchi professionali». Una delle piste che si vuole introdurre e approfondire è quella legata alla possibilità di insegnare su più materie o anche su ordini di scuola differenti. 

Future riflessioni

Proprio il rafforzamento della formazione in più materie e l'abilitazione per più ordini scolastici sono tra le nove azioni proposte dal gruppo di lavoro. «Oggi è stato definito un perimetro di future riflessioni comuni insieme ai colleghi del DECS», spiega il direttore generale della SUPSI, Franco Gervasoni. Si tratta di riflessioni emerse «dal grandissimo lavoro che è stato fatto», coinvolgendo tantissimi portatori di interesse attorno al tema dello sviluppo dei modelli formativi degli insegnanti. «Il nostro compito adesso è portare avanti queste azioni. Sono complesse, alcune più di altre, e dovremo lavorare per fare in modo che ci siano poi dei risultati tangibili e concreti nei prossimi mesi». 

Il modello en emploi

Il modello en emploi, che prevede l'accesso alla formazione previo ottenimento di un incarico di insegnamento, non è invece raccomandato. Come spiega il coordinatore del DECS, Emanuele Berger, l'en emploi nasce dal bisogno di poter lavorare con le persone in formazione e dal poter unire teorie e pratica, che sono però due condizioni che esistono in parte. «La pratica e la teoria sono messe in dialogo all'interno del DFA, e già possono lavorare degli studenti. La CDPE, però, non riconosce questa formazione e questo creerebbe dei grossi problemi di riconoscimento dei titoli dei docenti ticinesi negli altri cantoni, ma anche di riconoscimento delle nostre scuole di maturità», osserva Berger. 

Preparare alle sfide

Il gruppo di lavoro ha però avanzato anche delle proposte dal profilo della pratica. Come spiega la direttrice del DFA, Daniela Willi-Piezzi, l'esigenza è quella di preparare al meglio le docenti e i docenti ad affrontare tutta la complessità della loro professione, che non è solo l'attività in aula. «Significa anche interagire con le famiglie, gestire le valutazioni e le situazioni difficili anche nella relazione con gli allievi e le allieve. È impensabile che una formazione di base possa esaurire tutto e preparare tutti al meglio. Si tratta di scegliere quali sono le competenze fondamentali necessarie per iniziare nella formazione».