
Il recente arresto di un docente della Scuola Media di Giubiasco riaccende il dibattito sul funzionamento dei meccanismi di prevenzione e gestione all’interno del sistema scolastico. A intervenire c'è anche Erredipi, che esprime «forte preoccupazione» per quanto emerso, pur nel rispetto del lavoro della magistratura.
«Un ennesimo campanello d’allarme»
Per l’associazione, il caso rappresenta «un ennesimo campanello d’allarme» e mette in discussione la capacità delle istituzioni di intercettare per tempo comportamenti inappropriati. «Non è un semplice fatto di cronaca», si sottolinea, ma un episodio che evidenzia criticità sistemiche. Nel mirino vi è anzitutto una dinamica definita ricorrente: «si sapeva, ma non si parlava». Un silenzio che, secondo Erredipi, «non è mai neutrale» e rischia di normalizzare situazioni problematiche fino a esiti penalmente rilevanti. La segnalazione sarebbe infatti arrivata solo quando erano già emersi fatti di estrema gravità, nonostante il docente fosse attivo nella sede da anni e si parli ora di altre possibili vittime. «È difficile non chiedersi se si sarebbe potuto intervenire prima», osserva l’associazione.
Gestione della comunicazione
Critiche anche sulla gestione della comunicazione. L’arresto risale al 17 marzo, mentre l’informazione ufficiale è stata diffusa solo il 1° aprile. Sebbene parte del ritardo sia legata alle indicazioni della magistratura, Erredipi ritiene che ciò «non possa diventare un alibi» per l’assenza di una strategia chiara. In quel periodo, si evidenzia, «le famiglie, gli allievi e i docenti sono stati lasciati soli a gestire domande e paure», con un danno alla credibilità della scuola. «La trasparenza non è un optional: è una responsabilità politica». L’associazione guarda poi con scetticismo alle dichiarazioni di vicinanza espresse dal DECS e dalla direzione scolastica, giudicate «vaghe» se non accompagnate da risorse e misure concrete. «Non basta dichiarare presa a carico se non c’è un piano chiaro», viene sottolineato.
Protocolli di segnalazione sotto la lente
Sotto la lente anche i protocolli di segnalazione introdotti dopo precedenti casi. Se da un lato la segnalazione alla magistratura è partita dal Dipartimento, dall’altro il sistema continuerebbe a poggiare in larga misura sulle direzioni scolastiche. Una dinamica che, secondo Erredipi, può generare esitazioni: «È verosimile il rischio che si temporeggi per evitare conflitti o ripercussioni». Senza contare che le vittime, soprattutto se giovani, possono essere restie a rivolgersi direttamente alla direzione. Da qui la richiesta di un cambiamento strutturale: «È necessario che ci siano spazi di segnalazione esterni e indipendenti», non subordinati alla gerarchia scolastica, in grado di garantire «imparzialità, protezione e trasparenza». Parallelamente, viene sollecitato un rafforzamento della prevenzione e della formazione.
«Necessaria una riforma culturale»
In conclusione, per Erredipi il caso dimostra che «il sistema scolastico ha bisogno di una riforma culturale e organizzativa profonda». Non bastano protocolli o dichiarazioni: «serve una scelta politica chiara» che metta al centro sicurezza, dignità e benessere di chi vive la scuola.

