
Il prossimo 19 ottobre la presidente della Camera alta del Parlamento russo, Valentina Matviyenko, sarà ricevuta a Berna dal presidente del Consiglio degli Stati, Raphaël Comte.
Si tratta della prima visita in Svizzera di un rappresentante russo dopo lo scoppio della crisi ucraina. Si può quindi leggere questa visita come un primo passo verso il riavvicinamento tra il nostro Paese e quello di Vladimir Putin. Ed è proprio questo aspetto che non piace a molta gente, in particolare alla sinistra e ai difensori dei diritti umani, secondo cui si tratta di un passo "prematuro", dato che il conflitto russo-ucraino è ancora in corso.
Di diverso avviso è il consigliere agli Stati ticinese Filippo Lombardi, che ai microfoni della RTS ha difeso l'opportunità di questo incontro svizzero-russo, che ha una valenza fortemente simbolica. Un incontro che non significa sostenere la politica di Putin, ma fare ciò che la Svizzera ha sempre fatto, ovvero favorire il dialogo tra le parti.
"Internazionalmente la Svizzera può giocare un ruolo - e l'ha giocato molto bene nel 2014 con la presidenza dell'OCSE di Didier Burkhalter - a condizione di essere partner di tutti e disponibile a parlare con tutti" spiega Lombardi. "L'aveva fatto con successo al termine del conflitto russo-georgiano, ottendendo il cessate il fuoco e l'avvio di trattative tra i due Paesi, tanto che ancora oggi il nostro Paese rappresenta la Russia a Tbilisi e la Georgia a Mosca."
"È il ruolo che la Svizzera deve avere" prosegue Lombardi, "e per farlo deve dialogare con tutti. Due anni di sanzioni ci hanno mostrato che l'isolamento della Russia non è probabilmente il miglior modo per far avanzare le cose. Il solo risultato concreto che abbiamo ottenuto è che Vladimir Putin si sta avvicinando a Recep Tayyip Erdogan. Entrambi sono messi sul banco degli accusati da parte della comunità occidentale e quindi si riavvicinano tra di loro. È una conseguenza logica, ma non è nell'interesse né dell'Occidente, né della pace."
Il consigliere agli Stati sottolinea poi che "la Svizzera non ha mai interrotto le relazioni con la Russia e gli altri Paesi nemmeno."
Anzi, "i Paesi che hanno proposto e imposto le sanzioni sono i primi ad aver aumentato il loro commercio con la Russia in questi ultimi anni" afferma Lombardi, citando i casi della Francia e degli Stati Uniti. "La Svizzera non si è associata a queste sanzioni, ma ha introdotto solamente delle restrizioni per evitare che le sanzioni siano contornate attraverso la Svizzera. È un'attitudine che condivido e che fa parte della nostra neutralità, non possiamo sabotare gli sforzi degli altri."
Lombardi, che si dice personalmente scettico sull'utilità delle sanzioni, sostiene infine che sarebbe ora di riprendere i negoziati per un accordo di libero scambio con la Russia, tramite l'AELS. "Lo stavamo negoziando quando è scoppiata la crisi ucraina" conclude il ticinese. "Io credo che sarebbe una buona cosa riprendere questi negoziati."
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