
Tira aria di burrasca tra Movimento per il Socialismo (MPS) e Partito comunista (PC). Il ‘divorzio a sinistra’ era nell’aria già da diverso tempo ed è stato ufficializzato mercoledì in un duro comunicato pubblicato sul sito dell’MPS in cui si punta il dito contro gli ormai ex alleati, accusati di vivere all'ombra del Partito socialista (PS) e di essere fermi a un "comunismo da anni ’30 in URSS".
"Alle ultime Cantonali riuscimmo ad ottenere due seggi in Gran Consiglio, di cui solo uno sfruttato come dovrebbe fare un vero deputato comunista, cioè quale tribuna di denuncia della borghesia, della sua politica, dell’ipocrisia e del malaffare dei suoi partiti. È quanto ha fatto, splendidamente e da solo, il nostro deputato Matteo Pronzini. L’altro deputato (PC): non pervenuto", è stato il durissimo j’accuse rivolto al deputato Massimiliano Ay.
La replica del diretto interessato è arrivata via social nella serata di ieri, e non ha lesinato critiche al Movimento, accusato di cercare la ribalta mediatica: "Ecco qua la correttezza di certi compagni sempre più a sinistra di tutti: oltre alle solite accuse trite e ritrite di "stalinismo" (come potrei attendermi piuttosto da destra) ora anche l'insinuazione che il sottoscritto sia uno sfaticato... né io né il Partito Comunista ci lasciamo impressionare da questi veleni: continueremo a lavorare con serietà, senza personalismi e senza cercare un'effimera ribalta mediatica".
Il Partito comunista, a sua volta, ha ritenuto che nella presa di posizione dell’MPS vi fossero "una sfilza di imprecisioni e di colpi sotto la cintura atti certamente non a discutere, ma a infangare (e non è la prima volta che il nostro Partito deve subire questo genere di attacchi)".
"Il PC valuterà se vale la pena rispondere - scrive il PC - Per unirsi la sinistra ha bisogno di dialogo e di rispetto, non di settarismi e primi della classe".
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