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Ticino
Divisione della famiglia Pokerce, «adesso chiediamo un atto di umanità»
Red. Online
20 ore fa
Un'interpellanza del deputato Maurizio Canetta (Ps) chiede al Consiglio di Stato se nell’esprimere il proprio preavviso sulla richiesta di «caso di rigore» terrà in considerazione del forte sostegno ai due ragazzi della popolazione, di parte del Parlamento e di una sede scolastica

La notizia di questi giorni relativa alla divisione della famiglia Pokerce ha suscitato forte emozione nella popolazione: padre, madre e il figlio più piccolo sono stati espulsi verso la Turchia, in ottemperanza alla decisione della SEM, che non ha ritenuto sufficienti le motivazioni per concedere l’asilo. La vicenda è finita ora al centro di un’interpellanza presentata dal granconsigliere socialista Maurizio Canetta (primo firmatario).

La situazione in Turchia

Yahya Pokerce (il padre, ndr) è stato fermato e trattenuto dalla polizia all’aeroporto, rilasciato il giorno dopo. Molto probabilmente andrà a processo per un reato d’opinione: ha commentato una vignetta contro il presidente turco Erdogan. «Eppure, la Svizzera ritiene la Turchia un paese sicuro e la sua giustizia affidabile», si legge nell’atto parlamentare. «Un esempio? Il sindaco di Istanbul Imamoglu, possibile candidato contro Erdogan alle prossime elezioni, è stato imprigionato nel marzo 2025 per corruzione, riciclaggio, e frode a danno di istituzioni e organizzazioni pubbliche, con una richiesta di pena avanzata dalla procura di 2'532 anni di carcere». Un arresto «che ha fatto esprimere alla Commissione Europea “preoccupazioni riguardo al continuo deterioramento degli standard democratici, dello stato di diritto, dell’indipendenza della magistratura e del rispetto dei diritti fondamentali”». A questo «si aggiunga che la comunità curda è ancora oggetto di discriminazione e di persecuzione in Turchia».

«Ragazzi perfettamente integrati»

L’operazione di espulsione di parte della famiglia Pokerce è avvenuta il mattino presto, con l’intervento in casa della famiglia e alla scuola del piccolo Azad di diversi agenti, che hanno poi accompagnato i tre a Zurigo, dove sono stati caricati sull’aereo. Hanno viaggiato sotto scorta, i telefoni cellulari sono stati sequestrati, impedendo ai figli maggiori di avere contatti con loro durante tutta la giornata. Adesso i due giovani Pokerce – Zelal (21 anni) e Yekta (20 anni) – sono in Ticino in attesa di una risposta al ricorso della loro avvocata contro una prima decisione negativa dell’Ufficio della migrazione sull’istanza per riconoscere il caso di rigore. Il parere del Consiglio di Stato è centrale per aprire la strada alla concessione ai due ragazzi del permesso B di integrazione. La decisione spetta alla Segreteria di Stato per la Migrazione, che ovviamente tiene conto del parere del governo cantonale. «I due ragazzi sono perfettamente integrati in Ticino, dove vivono dal 2021 – si legge ancora nell’atto parlamentare -. Sono andati a scuola e hanno frequentato un apprendistato fino alla decisione di blocco per loro delle attività scolastiche e professionali». Vi sono una petizione con 1’700 firme, una lettera di 24 parlamentari firmata da rappresentanti di quasi tutti i partiti, una lettera di sostegno della scuola di Zelal. Queste «sono testimonianze del valore del percorso di inserimento dei due ragazzi, della loro integrazione e della costruzione di legami nel territorio. Per loro quello attuale è un limbo dal quale una posizione positiva del Consiglio di Stato permetterebbe perlomeno di aprire uno spiraglio importante verso un futuro che loro sognano». Quella della famiglia Pokerce «è una vicenda umanamente toccante e che merita una soluzione positiva, almeno per due giovani che hanno sempre dimostrato una grande forza e volontà di integrazione».

Le domande

Si chiede quindi al Consiglio di Stato se può garantire che nell’operazione di espulsione di parte della famiglia Pokerce sono stati tenuti in debito conto il fatto che tra gli espulsi c’era un bambino e che il fermo è avvenuto davanti ai due figli maggiori, e per quale motivo sono stati sequestrati i telefonini dei genitori, «impedendo ai loro figli di avere contatti in un momento così delicato e difficile». Si domanda altresì al Governo se nell’esprimere il proprio preavviso sulla richiesta di «caso di rigore» terrà in considerazione del forte sostegno ai due ragazzi della popolazione, di parte del Parlamento e di una sede scolastica. Non finisce qui. Gli interpellanti vogliono anche sapere se ci sono motivazioni oggettive che ostano a una posizione positiva sulla richiesta di «caso di rigore» per Zelal e Yekta Pkkerce, se ci sono altre situazioni simili in corso in Ticino e qual è la posizione generale dell’Esecutivo su queste situazioni. Infine, si chiede al Governo se ritiene sostenibile la posizione della SEM sull’affidabilità della giustizia in Turchia, «alla luce delle preoccupate prese di posizione di molte istanze istituzionali».