
In un’interrogazione inoltrata quest’oggi al Governo, i deputati socialisti Pelin Kandemir Bordoli, Saverio Lurati e Milena Garobbio chiedono se è lecito che ditte con attività multiple siano iscritte al registro di commercio, una banca dati pubblica gestita dai cantoni. Sempre più spesso, fanno notare gli interroganti, si assiste infatti a delle iscrizioni nel registro di commercio di ditte che negli scopi indicano svariate attività.
“Un’unica ditta con un’unica iscrizione”, citano come esempio, “indica quali attività: posa pavimenti, gestione informatica, servizio taxi, vendita macchinari, lavori di tinteggiatura, preparazione siti web, ecc”.
“Un altro esempio” aggiungono, “sempre di un’unica ditta con iscrizione al registro di commercio che si occupa di: produzione di arredi, manutenzione del verde, fornitura di piante, commercializzazione di articoli alimentari e alcolici, lavori di falegnameria, opere edili, impiantistica elettrica, ecc.”
La Legge, ricordano i tre deputati, ammette che negli scopi possano essere indicate più attività. Ma questa modalità mette in difficoltà chi deve occuparsi dei controlli negli ambiti descritti: “Sorge infatti il dubbio” sottolineano Kandemir Bordoli, Lurati e Garobbio, “che le iscrizioni con più scopi nel registro di commercio vengano effettuate per aggirare i controlli, ad esempio nei settori in cui vige la cauzione, rendendo così vani anche i tentativi delle parti sociali e dell’autorità di controllare il rispetto delle regole".
“Questa modalità” aggiungono, “rappresenta anche ovviamente una concorrenza sleale per quelle ditte che dichiarano correttamente il proprio campo d’attività e soggiacciono di conseguenza alle regole in vigore nel proprio settore d’attività”.
I settori in cui attualmente vige l’obbligo di depositare la cauzione, ricordano, sono copritetto e costruzioni facciate, giardinieri, il ramo involucro, tecnica della costruzione, gessatura, settore dell’isolazione, pittura e artigianato del metallo. E a questo proposito ricordano pure che il Consiglio di Stato, dopo la presentazione del rapporto conclusivo del 10 dicembre 2013 (lavoratori frontalieri, fornitori di prestazioni indipendenti esteri e lavoratori distaccati in Ticino), ha contattato tutte le commissioni paritetiche sensibilizzandole alla valutazione dell'eventuale adozione di una cauzione da utilizzarsi per coprire eventuali multe o sanzioni riguardanti, ad esempio, il rispetto dei livelli salari minimi, la sicurezza sul lavoro e la formazione professionale. Anche il Parlamento ha sostenuto e chiesto una maggiore attenzione e maggiori controlli delle disposizioni locali in materia di condizioni lavorative, pena l'adozione di provvedimenti disciplinari gravi.
“Se attraverso indicazioni di più scopi nell’iscrizione al registro di commercio si aggirano le regole presenti in un settore specifico” concludono, “risulta impossibile controllare e prendere i provvedimenti del caso come auspicato anche dal Parlamento”.
Per questo motivo chiedono al Consiglio di Stato: “È al corrente di questa situazione e ha già ricevuto delle segnalazioni? Quali sono i margini a livello cantonale per intervenire e controllare le situazioni sopradescritte? Come intende intervenire a livello cantonale e federale per porre i correttivi necessari di fronte a quello che appare come un abuso?”
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