
Da inizio 2015 la Sezione del lavoro ticinese starebbe bocciando le richieste di disoccupazione ai frontalieri residenti, ai dimoranti e anche a qualche domiciliato, intimandogli di lascare il Paese. La denuncia arriva oggi dal domenicale Il Caffé.
Secondo il domenicale, la Sezione del lavoro ora tra i criteri per il rilascio dei sussidi valuterebbe anche il "centro d'interesse" della persona, ovvero la rete sociale che ha in Ticino.
La persona disoccupata, stando al Caffé verrebbe convocata dai funzionari dell'Ufficio giuridico e sottoposta ad una serie di domande, come: "È abbonato ad un giornale sociale?". Se la risposta è negativa, questo dimostrerebbe una mancata integrazione con il territorio.
Un'altra domanda posta, sarebbe, "in che tipo di alloggio vivete?" Se nella risposta, stando sempre al Caffè, viene indicata la condivisione dell'abitazione, ad esempio con altri lavoratori, questo dimostrerebbe la volontà di non stabilirsi durevolmente nel Cantone.
I sindacati intanto starebbero vedendo il da farsi, assistendo i lavoratori colpiti da queste misure. "Stiamo seguendo con attenzione un problema che preoccupa per la negoziazione di diritti fondamentali e auspichiamo una presa di posizione di Berna" tira dritto il segretario regionale di UNIA Enrico Borelli.
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