
"Vorrei un lavoro sì, ma non troppo distante da casa". Tante volte è questa la frase che i collocatori o i responsabili delle casse di disoccupazione si sentono ripetere da chi è alla ricerca di un impiego. Perché se è vero che tanti ticinesi ogni giorno attraversano il cantone per raggiungere il proprio posto di lavoro, bisogna anche dire che esiste un'altra faccia della medaglia. Ovvero chi in un momento di crisi il lavoro lo cerca sì, ma preferibilmente vicino casa e non oltre i dieci chilometri di distanza. Di casi emblematici ce ne sono parecchi ci dice il responsabile della cassa disoccupazione OCST Luca Camponovo. I lavoratori a chilometro zero si concentrano soprattutto nel settore terziario. Impiegati che si mostrano poco disponibili a spostarsi dal Malcantone al centro di Lugano, funzionari di banca che arricciano il naso quando gli si propone di fare i pendolari tra Chiasso e Lugano. “Bisognerebbe essere più dinamici e prendere spunto dal settore dell'edilizia” ci dice Camponovo. Tanti professionisti infatti sono disposti a percorrere anche 100 chilometri per recarsi sul posto di lavoro. E per di più la legge sulla disoccupazione all'articolo 16 è molto chiara su questo aspetto. Un impiego è ritenuto adeguato se non si superano le due ore di spostamento giornaliero. Ora come ora dunque bisognerebbe cambiare radicalmente il modo di approcciarsi al lavoro continua Camponovo. "In Ticino bisogna muoversi come si fa nel resto del mondo" afferma a Teleticino il presidente della Camera di Commercio Franco Ambrosetti che aggiunge: "La tematica non è nuova, questi lavoratori fanno male, bisogna essere meno schizzinosi visto il periodo di crisi".Tutti i dettagli nel servizio del TG di TeleticinoChristian Fini
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