
"Quali garanzie per la popolazione e la natura?" Queste le domande contenute in un'interrogazione inoltrata dai deputati Gina La Mantia (PS) e Franco Celio (PLR) al Governo, in merito alla discarica di inerti alla Buzza di Biasca.
"Fedele alla scheda V7 del Piano direttore cantonale, che considera la Buzza di Biasca quale discarica per materiali inerti, e fedele alle sue intenzioni finora espresse, il Consiglio di Stato – stando alla sua comunicazione di inizio ottobre sui media ticinesi – intende proseguire l’iter per la pianificazione della stessa, ciò nonostante le resistenze il loco e nonostante le 1’740 firme raccolte dal gruppo “Loderio c’è” con la loro petizione" esordiscono i due deputati.
"Alla Buzza di Biasca è prevista, per quanto ci è dato di sapere, una discarica B, cioè un luogo di deposito definitivo per inerti e rifiuti edili minerali e non riciclabili" si continua a leggere. "A partire dal 2022 per una decina d’anni almeno sarà trasportato e stoccato circa 1,3 milioni di metri cubi di materiale di vario tipo, ossia scarti di demolizione mista: mattoni, calcestruzzo, piastrelle, cartongesso, fibrocemento e tegole".
"Gli oppositori si avvalgono di due argomenti principali" ricordano La Mantia e Celio. "Da una parte, la vicinanza della prevista discarica a un sito di grande valore naturalistico messo – giustamente – sotto protezione federale. Alla riserva nazionale della Legiuna, infatti, vivono oltre 100 specie di uccelli, di cui alcune nella lista rossa, come, ad esempio, il Piro piro piccolo, oppure il Martin pescatore. È altresì noto che questo biotopo della Bassa Valle di Blenio è considerato dagli esperti un Santuario micologico, una zona cioè relativamente ristretta dove sono state censite più 600 specie, alcune delle quali molto particolari o minacciate".
"E dall’altra parte la popolazione di Loderio già da decenni, sin dagli anni 80, con l’avvio di un sito di lavorazione inerti, è stata costretta a convivere con consistenti viavai di camion, rumore e polvere. Alla Buzza di Biasca, proprio all’entrata della Valle di Blenio, si sono già depositate ingenti masse di materiale inerte, trasformandole in quello che nel gergo popolare – a giusta ragione – viene chiamato “le piramidi”. La popolazione di Loderio ha già dato tanto, e ben si può comprendere l’insofferenza all’idea di dover sopportare ancora per anni le prevedibili emissioni nocive per l’ambiente e la salute. Se è vero che le autorità cantonali ora dichiarano che “discarica” debba fare rima con “sistemazione del comparto”, non si comprende perché la sistemazione necessaria e dovuta non possa avvenire senza la discarica".
Fatte queste premesse, La Mantia e Celio pongono le seguenti domande al Governo:
• Per quanti anni resterà attiva la discari per gli inerti, e tra quanti anni si prevede di consegnare alla popolazione l’opera ultimata?• Quali i tempi in caso di ricorsi, opposizioni e altri problemi come per esempio a livello di PUC?• Nel frattempo, cosa si intende fare con la ditta Otto Scerri: potrà proseguire la sua attività senza vincoli?• Come si pensa di limitare l’impatto sulla popolazione della nuova discarica?• Quale sarà il traffico (stima del flusso di camion) generato dalla discarica?• Viste le differenze a livello di produzione di inerti tra Sotto- e Sopraceneri, il Consiglio di Stato non è preoccupato del traffico di autocarri e del loro impatto ambientale, in transito, potenzialmente, da Chiasso a Biasca?• Il Consiglio di Stato non teme che con la discarica saranno allontanate le varie specie di uccelli rari che popolano la Bolla di Loderio e la Legiuna, e che già oggi soffrono la presenza dell’uomo?
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