
Il Plr scrive al Governo per chiedere che i giovani possano incontrarsi e stare insieme con un’applicazione pragmatica delle disposizioni anti-Covid. “Il disagio giovanile – in tutte le sue forme – è uno dei segni più evidenti di questa pandemia che ha infettato i percorsi scolastici e formativi, le opportunità di lavoro e d’apprendistato, le relazioni interpersonali e i ritmi di crescita di moltissime e moltissimi giovani”, scrive il partito nella missiva. “Se durante la prima ondata del coronavirus si discutevano unicamente le statistiche legate ai contagi, nei mesi seguenti sono emerse altre cifre nella loro gravità, come ad esempio i ricoveri per l’acuirsi di problemi psichiatrici, la violenza tra le mura di casa o l’affiorare di profondi timori sul proprio futuro che condizionano il benessere delle giovani generazioni”. Il PLRT nei mesi scorsi ha sollevato più volte questi aspetti e “per fortuna nelle ultime settimane il dibattito pubblico ha portato alla luce tutta una serie di ombre molto lunghe proiettate da confinamenti che hanno colpito duramente il benessere psicofisico, in particolare tra i 15 e i 25 anni e non solo”.
La cronaca degli ultimi giorni “dimostra come il bisogno di riappropriarsi della normalità sia istintivo e trasversale”. Il raduno alla foce di Lugano, per esempio, per il partito è un segno che non si può leggere come “una semplice sfida all’autorità, ma come l’espressione di un malessere comune che trova sfogo e conforto nell’aggregazione sociale”.
Davanti a questi assembramenti, il Plr ritiene “profondamente sbagliata qualsiasi soluzione che abbia il semplice scopo di disperdere le persone”. Soluzioni ancor più incisive nelle libertà individuali “sono evidentemente non solo inadeguate, ma anche controproducenti per l’escalation che innescano”. È quindi “assolutamente importante” trovare subito delle “misure concrete e da attuare a brevissimo termine”. Per questo motivo il Plr chiede al Consiglio di Stato l’opportunità di consentire e prevedere a livello locale e regionale degli spazi fisici di incontro (come una piazza, un parco, una foce, ecc.) in cui i giovani possano incontrarsi. A patto di rispettare l’obbligo di indossare la mascherina e di rispettare le distanze di 1.5 metri, riteniamo necessario delle zone di incontro in cui il bisogno sociale di aggregazione possa essere soddisfatto; ciò senza correre il rischio dell’intervento di polizia per essere dispersi e allontanati. “Evidentemente in queste aree all’esterno giungeranno più di 15 persone, ma con il rispetto di determinate regole di comportamento queste situazioni potranno essere tollerate dall’autorità pubblica, nell’interesse generale (de facto si riprodurrebbe la presenza che c’è in qualsiasi piazza in una domenica soleggiata in riva al lago)”, spiegano al Governo.
“La presenza minima, discreta e amichevole di figure come docenti, educatori sociali, agenti, ecc, potrà contribuire al rispetto delle regole e al dialogo tra giovani, autorità e istituzioni in un momento di forte tensione sociale. Qualora dovesse esserci una frizione con le disposizioni federali, siamo convinti che il Consiglio di Stato potrà sensibilizzare le autorità federali”, aggiungono.
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

