
Il disagio economico e sociale in Ticino sta crescendo e le misure del Programma di legislatura 2023–2027 rischiano di non bastare. È quanto sostiene il deputato Giovanni Albertini (Avanti con Ticino&Lavoro) in un'interrogazione depositata oggi e cofirmata da Amalia Mirante ed Evaristo Roncelli.
Nel testo, l'interrogante segnala che «sempre più cittadini» si rivolgono ad associazioni del territorio manifestando «preoccupazione, sfiducia e, in molti casi, vera e propria disperazione». Una fascia crescente di popolazione, pur lavorando regolarmente, non riesce più a sostenere serenamente le spese essenziali ed è costretta a svolgere più lavori, rinunciare a cure o valutare la partenza dal Cantone.
I dati confermano la tendenza: secondo l'Ufficio di statistica (ottobre 2025), il tasso di povertà reddituale assoluta è passato dal 5,1% del 2015 al 6,0% del 2021, mentre il 2,4% della popolazione vive in «doppia fragilità economica». Senza prestazioni sociali, la povertà avrebbe raggiunto il 14,1%. A pesare sono premi di cassa malati, costi dell'alloggio, stagnazione salariale e lavoro precario.
Albertini rivolge al Consiglio di Stato tredici domande: chiede se povertà e working poor abbiano carattere strutturale, il dettaglio delle misure di legislatura, l'evoluzione decennale dei beneficiari delle prestazioni sociali (RIPAM, assegni familiari, assistenza, PC AVS/AI) e stime sul fenomeno del mancato ricorso agli aiuti.
Avanza infine due proposte concrete: un piano cantonale integrato di contrasto alla povertà con obiettivi misurabili e una piattaforma cantonale centralizzata che superi l'attuale frammentazione di servizi e informazioni, che spesso scoraggia chi si trova già in difficoltà.

