
Ieri un comuncato stampa della polizia raccontava della particolare situazione nella quale si sono venuti a trovare gli agenti, confrontati con un ragazzo disabile rumeno che chiedeva l'elemosina. Fermato e portato in centrale per gli accertamenti del caso, l'uomo si sarebbe comportato in modo incivile, urinando nei corridoio della centrale e tentando di darsi fuoco. In seguito anche all'Ospedale Civico il suo comportamento ha richiesto l'intervento della polizia. Il comunicato lo potete leggere nell'articolo correlato.Questa la versione della polizia. Ma il quindicinale Area riporta invece un'altra versione dei fatti, quella di Claudio, il ragazzo disabile. Ecco come si sarebbero svolti i fatti: "Claudio è un ragazzo romeno, di origine sinti. Da otto anni vive in Italia. In seguito a un grave incidente, da qualche anno ha perso l’uso delle gambe ed è costretto a muoversi su una sedia a rotelle.Nelle sue condizioni non trova lavoro e di assistenza sociale neanche a parlarne essendo romeno. L ’unica risorsa per avere qualche soldo è l’elemosina. Claudio non ne va particolarmente fiero, ma nelle sue condizioni le scelte sono un lusso che non può permettersi. Quel giorno decide di venire a Lugano per raccogliere qualche franco. L’aveva già fatto altre volte in passato. Quel giovedì la generosità dei ticinesi è grande"."Nell’arco dell’intera giornata raccoglie poco più di trecento franchi. Ma gli agenti della polizia comunale, ligi alle direttive municipali di tolleranza zero nei confronti di chi pratica l’elemosina, lo fermano e lo consegnano alla polizia cantonale. Stando alla versione dei fatti esposta da Claudio, i poliziotti gli sequestrano 250 franchi quale multa per accattonaggio abusivo senza rilasciargli alcuna ricevuta. La discussione si fa accesa, volano parole grosse e Claudio viene messo alla porta"."L’entrata della sede della polizia cantonale in via Bossi non è accessibile ai disabili. Tre gradini fungono da barriera architettonica a una persona in carrozzella. Claudio chiede aiuto ai poliziotti, loro lo avrebbero deriso e lui per tutta risposta sarebbe sceso da solo dai gradini con la carrozzella. Quest’ultima si sarebbe mezza sfasciata nell’ardita discesa. Siamo a sera inoltrata, verso le nove e Claudio, particolarmente arrabbiato, si reca all’Ospedale civico nella speranza che possano riparargli la carrozzella o dargliene una funzionante. Raggiunto l’ospedale col bus, si presenta al pronto soccorso. Alla ricezione racconta quanto gli è accaduto. L ’infermiera spiega che vista l’ora, non c’è più nessuno del servizio tecnico in grado di riparargli la carrozzina o dargliene una sostitutiva. Chiede a Claudio se ha bisogno di cure mediche. Lui risponde negativamente. Vorrebbe solo una carrozzella funzionante o trovare un posto dove dormire vista l’ora. L ’infermiera telefona a qualche ente senza risultati. A Lugano non esiste alcuna struttura che garantisca un tetto d’urgenza. Non sapendo che fare, l’infermiera avvisa la polizia"."Pochi minuti dopo arriva una pattuglia della polizia cantonale, e carica Claudio sull’auto per portarlo in stazione. Claudio rifuta di far caricare nella vettura la malridotta carrozzina perché ormai inutilizzabile. La carrozzella resta dunque sul piazzale esterno dell’ospedale. Arrivati alla stazione, in zona buffet, Claudio sarebbe stato fatto scendere e lasciato in strada, sotto la pioggia. «Ero molto arrabbiato. Ho sicuramente detto cose spiacevoli ai poliziotti. Ma credo che in ogni caso non si possa abbandonare una persona in questo stato». Strisciando, avrebbe raggiunto una panchina dell’entrata principale".Claudio in seguito è stato assistito da tre agenti della polizia ferroviaria e da un ragazzo, Lio, il quale si è preoccupato di trovargli una sistemazione per la notte. Sistemazione trovata presso il Centro Sociale "Il Molino".MM
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