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Diritti umani, "Anche in Svizzera c'è ancora molto da fare"
Teleticino
4 anni fa
Questo il messaggio lanciato oggi a Lugano in occasione della Giornata mondiale da diverse associazioni riunite in conferenza all'USI. Sul tavolo anche la proposta di una figura nazionale o cantonale che affianchi i Tribunali in aiuto dei più fragili.

Il diritto alla vita e alla libertà; all’uguaglianza di fronte alla legge; il divieto della tortura. Sono i principi fondamentali, contenuti nella Dichiarazione universale, che nessuno, in teoria, metterebbe in discussione. Eppure, gli esempi della loro violazione abbondano, basti pensare alle recenti cronache di paesi più o meno lontani. Anche nella democratica Svizzera, però, resta ancora tanto da fare. Oggi all’Usi Paolo Bernasconi, che rappresenta la Fondazione Diritti umani di Lugano, ha voluto accendere i riflettori sul tema. “Nello spazio, noi siamo un paese molto avanzato, ci troviamo nella fascia dei paesi di progresso giuridico”, afferma Bernasconi ai microfoni di Ticinonews. “Nel tempo, invece, abbiamo ancora molto da fare”.

Svizzera (a breve) sotto esame

Diversi i relatori che si sono succeduti. Un dibattito con al centro una domanda fondamentale: come garantire l’applicazione dei diritti? Milena Costas Trascasas, consulente per l’Onu, ha presentato l’importante strumento dell’Epu - l’esame periodico universale - a cui la Svizzera sarà sottoposta nel 2023. “È un processo che si tiene davanti al Consiglio dei diritti umani delle Nazioni unite”, spiega Costas Trascasas. “E sono gli stessi stati che vengono a esaminare il grado di adempimento degli obblighi internazionali dei diritti umani degli altri Paesi”. Si tratta quindi “di una procedura un po’ politica, diciamo, ma anche con un’idea molto diplomatica e costruttiva: la creazione di un dialogo interattivo”.

Tante le raccomandazioni

L’ultimo esame per la Svizzera risale al 2017 e lunga era stata la lista di raccomandazioni ricevute. “La Svizzera ha implementato alcune di loro”, precisa Costas Trascasas. “Una di queste, molto importante, è la costituzione di questa istituzione nazionale per la protezione dei diritti umani”. Altre sono invece ricorrenti nei diversi cicli “e questo significa che la Svizzera non le ha implementate in modo corretto”.

Un Epu svizzero?

Dalla violenza di genere alle punizioni corporali passando dai matrimoni forzati al diritto all’asilo. E allora, ci si è chiesti a Lugano, perché non immaginare anche una sorta di Epu svizzero, con una figura federale o cantonale? Si tratterebbe di "un difensore civico, ossia una persona a cui ci si possa rivolgere non come la giustizia - con molti meno costi e magari senza l'avvocato - semplicemente sottoponendo delle questioni che hanno a che fare con il mancato rispetto dei diritti fondamentali”, conclude Bernasconi.