
L’appello pubblicato negli scorsi giorni da un gruppo di ex-procuratori pubblici con il titolo “Meno mitragliatori meno crimini” (vedi articolo suggerito) non è piaciuto al comitato ticinese "No al Diktat UE che ci disarma", che in una nota giudica l'intervento "molto più che fazioso".
Secondo il comitato ticinese i dieci ex magistrati citano "a sproposito casi di commercio ed utilizzo illegale di armi da parte di criminali stranieri", volendo far credere che "disarmando (perché esattamente questo impone la nuova legge ripresa dalla UE) alcuni milioni di cittadini svizzeri onesti, si ridurrà l’arsenale a disposizione dei criminali e dei terroristi".
"Essi omettono di dire che" sottolinea il comitato, "il nostro Paese, con un numero di armi da fuoco nelle mani della popolazione senza dubbio molto elevato (è così da circa 500 anni), registra uno dei tassi di criminalità più bassi del mondo. Che gli omicidi commessi in Svizzera, già di per sé poco numerosi ed in continuo calo dal 1980 (nel 2016: 0.6 casi ogni 10.000 abitanti, contro il 2.2 della Norvegia, il 4.7 degli Usa ed il 9.2 della Russia), sono perpetrati in più della metà dei casi da stranieri con l’utilizzo di coltelli, mazze, lacci, pietre, mani nude e, più raramente, con pistole, non raramente acquistate illegalmente. Che l’attuale legge federale sulle armi è considerata dagli esperti (quelli veri) una delle migliori del mondo e permette già ora d’intervenire in modo rapidissimo e in modo preventivo quando vi sia il sospetto che una persona proprietaria di armi da fuoco sia diventata pericolosa (come nel caso della “sventata strage” a Bellinzona). Che le armi di tipo militare illegali (mitragliatrici, razzi anti-carro ed esplosivi compresi) in circolazione in Europa si contano a centinaia di migliaia se non in milioni, trafugate dalla malavita organizzata e dai gruppi di terroristi dagli arsenali di paesi del Blocco dell’Est dopo la caduta del Comunismo. Che i “mitragliatori” di cui cianciano nel loro appello sono già proibiti in Svizzera. Sono, questi, dati che gli ex-procuratori in questione, proprio per il lavoro che hanno svolto, non possono ignorare".
Per il comitato ticinese la posizione del gruppo di ex procuratori pubblici è quindi "puramente ideologica, a sostegno della quale non esitano a fare della vera e propria disinformazione. Il che è molto triste e, pure, preoccupante vista l’importanza del ruolo pubblico che hanno svolto in passato nel nostro cantone".
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

