Salute mentale
Dipendenze digitali, verso l'apertura di un nuovo sportello: «Serve accompagnare giovani e famiglie»
Romano Bianchi
18.04.2026 06:50

Foto: ©Chiara Zocchetti
Tra smartphone, social network, chatbot e intelligenza artificiale cresce l’attenzione per le nuove forme di dipendenza: l’OSC si prepara a rafforzare la propria strategia
Il tema dell’uso e dell’abuso delle nuove tecnologie
digitali è stato al centro del convegno organizzato dall’Organizzazione
Sociopsichiatrica Cantonale denominato: «Oltre lo schermo», nel quadro del
ciclo QUAD GEMS in collaborazione con l’USI. Un tema sempre più attuale,
soprattutto con la diffusione di smartphone, social network, chatbot e
intelligenza artificiale. Pur non esistendo ancora una diagnosi clinica univoca,
i dati dell’indagine sulla salute in Svizzera del 2022, evidenziano che il 6,8%
della popolazione a partire dai 15 anni (parliamo di circa mezzo milione
persone), presenta un comportamento online simile alla dipendenza. Con una
quota pari a oltre il 22% nella fascia d’età più giovane.
Opportunità o minaccia? Il tema è più complesso
Secondo Tommaso Zanella, Vicepresidente della Fondazione
Minotauro, è importante non adottare un’impostazione riduzionista, che
rischi di semplificare il dibattito. «L’approccio dovrebbe essere più sfumato e
complesso» commenta Zanella «Nei bambini piccoli è chiaro che serva cautela, ma
ciò che dovrebbe preoccuparci è soprattutto il vuoto emotivo dell’adulto di
oggi. Non è tanto una questione di minaccia o non minaccia, di dipendenza o indipendenza,
ma piuttosto di quale alternativa costruiamo. Dovremmo ripartire dal dare
dignità alle emozioni, dall’affiancare i giovani aiutandoli a dare un senso ai
propri mondi, integrando queste nuove tecnologie»
Divieti e restrizioni? «Solo strumenti temporanei»
Intanto il tema della regolamentazione di questi strumenti
sta infiammando il dibattito pubblico. In un numero crescente di Paesi,
Svizzera compresa, si assiste all’estensione dei divieti e all’introduzione di
nuovi paletti. «Questi nuovi sistemi» spiega Andrea Raballo, psichiatra e
responsabile della formazione e della ricerca OSC «sono oggi il principale
terreno su cui si manifestano dinamiche di dipendenza che, quarant’anni fa, si
sarebbero espresse in altri ambiti, magari più concreti e materiali. Oggi,
però, l’accesso a queste tecnologie è molto più semplice e diffuso, e questo ha
aumentato notevolmente il numero di persone potenzialmente esposte. Per questo
può avere senso introdurre temporaneamente limiti o restrizioni. Tuttavia, tali
misure non dovrebbero avere l’obiettivo di frenare un cambiamento storico ormai
in corso, bensì quello di accompagnare la società nel processo di adattamento a
queste trasformazioni.»
Nasce lo »sportello DIDI»
Per rispondere concretamente al fenomeno, l’OSC sta lavorando all’apertura
dello sportello DIDI, un servizio specificamente dedicato alle dipendenze
digitali. «Già oggi» dichiara Maria Chiara Ferrazzo Arcidiacono, responsabile
del servizio di psicologia clinica e psicoterapia OSC «ci stiamo occupando
di questo genere di presa a carico, in futuro vogliamo strutturarla meglio. Sarà
uno sportello dedicato a tutti, in particolare alle famiglie quindi con la
presa a carico di adolescenti e bambini ma anche adulti supportati da
professionisti psicologi e psicoterapeuti».

