
Il sindacato Ssm esprime la sua posizione sulla vicenda dei tweet di Maurizio Canetta, che gli sono costati ieri il dossier molestie per decisione della Ssr, e reputa inaccettabile quella che giudica come una disparità di trattamento tra il direttore e i suoi impiegati. Da regolamento Rsi infatti, citato dal sindacato, tutti i collaboratori attivi sui social media devono dare prova “di buon senso e correttezza”, rispettando “il dovere di lealtà dei confronti del datore di lavoro”. In caso contrario, si legge, la Rsi “potrà adottare i provvedimenti che ritiene necessari (come l’ammonimento/richiamo ufficiale, la sospensione o il licenziamento), nel rispetto del principio di proporzionalità.”
“In base a queste disposizioni”, scrive l’Ssm, “in passato alcune colleghe e colleghi, pur essendosi scusate/i pubblicamente e privatamente per messaggi o commenti giudicati impropri dalla RSI, sono stati sanzionati pesantemente, con sospensioni, riduzioni di stipendio, e anche con il licenziamento (è stato il caso di una madre con figli agli studi)”. Per questo il sindacato “ritiene inaccettabile che proprio colui che ha deciso queste gravi sanzioni si sia autoassolto in un primo tempo (quando i tweet sono stati segnalati da alcune/i dipendenti), e si autoassolva ancora oggi pubblicamente, per messaggi di gravità indiscutibile e certamente lesivi della reputazione della RSI, ritenendo sufficienti le proprie scuse”.
L’Ssm chiede pertanto alle istanze che controllano l’operato della direzione Rsi (Direzione generale, CORSI, Consiglio d’amministrazione Ssr) di intervenire “con la stessa fermezza dimostrata in altri casi nell’applicazione delle norme citate. Non farlo equivarrebbe a violare gravemente il principio di equità e di giustizia, e accettare che sia il giudicato a giudicare sé stesso”. Il sindacato ha inoltre chiesto anche all’Ssm centrale di sostenere e portare avanti questa richiesta a livello nazionale.
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

