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Ticino
“Difficile trovare una soluzione”
Foto CdT/Chiara Zocchetti
Foto CdT/Chiara Zocchetti
Redazione
5 anni fa
Giorgio Giudici riflette sulla manifestazione degli autogestiti e le differenze con il 2002, quando si firmò la convenzione per l’ex macello: “Situazione molto difficile, mancano figure che vogliano prendersi la responsabilità”

A margine della manifestazione di ieri Teleticino ha sentito l’ex Sindaco di Lugano Giorgio Giudici, in carica dal 1984 al 2013, che nel 2002 assieme all’allora Municipio aveva trovato la soluzione dell’ex Macello e firmato la convenzione con Cantone e autogestiti dopo lo sgombero del Maglio.

Che riflessioni si sente di fare alla luce di questa manifestazione?
“Devo dire che la manifestazione è legittima e mi sembra si stia svolgendo nella giusta dimensione, ovvero di una richiesta per ripristinare il futuro di un’attività che avevamo riconosciuto nel 2002 dopo che il Cantone aveva chiuso il Maglio a nostra insaputa, lasciando i molinari in cittàpraticamente senza un punto di riferimento. Con l’allora Municipio, in particolare Bignasca e Cansani, abbiamo dunque trovato la soluzione del Macello. Nel 2003 abbiamo firmato una convenzione, però vorrei anche ricordare che a quei tempi, come oggi, l’autogestione era un tema molto importante e si vede dall’adesione popolare. Penso che anche allora ci fossero delle priorità, come per esempio lo stadio, l’aggregazione, e chi più ne ha più ne metta, ma abbiamo comunque dovuto trovare una soluzione in fretta e penso che le trattative fatte abbiamo avuto risultati positivi”.

In base alla sua esperienza, cosa bisognerebbe fare? Difficile ottenere il dialogo partendo da questa distanza...
“Devo dire onestamente che allora avevamo ottenuto un ottimo risultato grazie ai rappresentanti, che allora avevano un’età diversa da quelli di oggi, e grazie alla credibilità della figura di Giovanni Cansani. Il quale evidentemente è stato un mediatore tra le parti. Noi come Municipio avevamo altri obiettivi, oggi purtroppo questo intervento ha sicuramente tolto qualche fastidio a chi viveva intorno attorno ma in realtà non ha tolto lo spirito e l’anima dell’autogestione, che continuerà a esistere. Oggi riuscire a canalizzare una soluzione con le tensioni che ci sono non è sicuramente un’impresa facile. Io penso che, come avevo anticipato, prima di fare un’azione di questa natura bisognava rifletterci”.

Cosa pensa, non dello sgombero ma della demolizione?
“Io penso che i molinari abbiano commesso l’errore di sentirsi superiori a tutto. Andando al Vanoni hanno sguarnito il loro presidio, fossero tornati all’ex macello dopo la manifestazione la demolizione non sarebbe mai avvenuta. Purtroppo, provocazione tira provocazione e poi è successo quello che è accaduto: io dicevo che l’autogestione è un formicaio dove si lavora intensamente e dove da fuori non si vede niente, quando lo tocchi il risultato è quello che vediamo oggi. Si è commesso un errore di apprezzamento sulle conseguenze di un’azione simile. Si distrugge un simbolo ma non l’anima che ci sta dietro, ora il loro territorio è semplicemente il cielo, cercando di ritrovare un tetto”.

La scelta della demolizione ha anche spaccato il partito liberale luganese: da un lato Karin Valenzano Rossi, dall’altra Roberto Badaracco. Da che parte sta?
“Sono una persona che ha sempre cercato di evitare tensioni con gli autogestiti. Perché li ho anche conosciuti, ho dialogato, sono andato a Matrioska a fare dibattiti e devo dire che, per andare a creare tensioni bisogna avere un’alternativa. Non voglio lavarmi le mani come Ponzio Pilato ma bisogna vivere il momento politico e io non lo vivo più, ma io avevo suggerito di essere attenti a non andare oltre. Adesso la situazione è molto difficile e mi auguro che possano trovare una soluzione credibile, però mancano figure che vogliono prendersi la responsabilità di decidere. Noi abbiamo avuto la fortuna di trovare qualcuno che ha condotto le trattative, con anche la Lega che nel 2002 aveva dato un contributo determinante, per esempio aiutando a sistemare i locali. Bisogna vedere che soluzione esiste e se loro sono disposti a discutere. È chiaro che non è facile: anche se in qualche modo non era casa loro gliel’hanno distrutta e hanno distrutto un simbolo. Quindi togliere dalla mente questo gesto violento non sarà facile”.

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