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Ticino
Difficile accordarsi, sapendo o meno il tedesco
Difficile accordarsi, sapendo o meno il tedesco
Difficile accordarsi, sapendo o meno il tedesco
Redazione
9 anni fa
Il tedesco risolverebbe i problemi occupazionali? Le opinioni di Borelli e Regazzi sono divergenti

Paolo Pamini, membro de La Destra in Gran Consiglio, ha proposto una soluzione per arginare la sempre più dilagante affluenza di frontalieri in Ticino (vedi suggeriti). Secondo il deputato la soluzione sarebbe quella di potenziare l'insegnamento della lingua di Goethe alle nostre latitudini, in modo da creare una sorta di barriera linguistica da ergere come scudo in difesa del mondo del lavoro cantonale. Il tedesco, appunto, permetterebbe ai ticinesi di recarsi nell'area di Zurigo spendendo le proprie competenze in un mercato ricco e, inoltre, favorirebbe l'insediamento di aziende provenienti da oltralpe.

La lingua tedesca sarebbe la panacea di tutti i mali quindi? A questa domanda hanno risposto Fabio Regazzi, presidente di AITI, e Enrico Borelli, sindacalista UNIA.

Signor Regazzi, come giudica la proposta di Paolo Pamini?

"Ho sempre sostenuto che il tedesco sia utile per l'economia ticinese. Sono sempre di più le aziende che intrattengono rapporti con le aziende della Svizzera interna e il tedesco, in questo caso, è fondamentale. Trovo sia giustificato spingere di più sul tedesco, i collaboratori che lo parlano in modo fluente sono difficili da trovare e molto graditi. Alptransit è una grande opportunità per chiunque. Ci sono persone che fanno la spola tra Lucerna e qui ogni giorno e, a mio avviso, grazie all'opera ferroviaria disponiamo di sbocchi che fino a qualche mese fa non erano neppure pensabili".

Il tedesco, secondo Pamini, renderebbe la monodopera meno facile da sostituire.

"Il tedesco è un ostacolo per i frontalieri e su questo non serve aggiungere altro in merito. Se i ticinesi imparano il tedesco, certamente avranno maggiori vantaggi sotto più punti di vista. Che la lingua sia determinante non direi ma, nell'ottica di favorire la manodopera locale in modo intelligente, la si potrebbe sfruttare per promuovere i ticinesi. La questione dei salari l'abbiamo già affrontata e la differenza con oltre Gottardo è giustificabile da costi, come gli affitti, nettamente più bassi. So che a Lugano ci sono affitti maggiori anche a città come Lucerna. Se osserviamo il settore della ristorazione notiamo quanto i prezzi siano inferiori da noi. Il tedesco, ripeto, è una soluzione utile per i lavoratori".

Di ben altro avviso Enrico Borelli di UNIA.

Signor Borelli, i lavoratori ticinesi peccano in tedesco e, per questo motivo, stentano a competere con i frontalieri?

"Sono iniziative che lasciano il tempo che trovano. Il vero problema del cantone sono la pressione sui salari, la precarietà, la sottoccupazione che va a generare negli individui un precariato esistenziale. Il tedesco serve moltissimo, ma non capisco il nesso con i grattacapi del Ticino. Sta nascendo una specie di teatrino sulle vicende relative al mercato del lavoro; adesso si fa a gara a chi la spara più grossa".

Il vero problema quale sarebbe?

"Proprio la pressione sulle paghe e la bassa occupazione professionale. L'idea di lavorare a Zurigo non sarà la soluzione di certo. Sia il comparto Alptransit che il tedesco da migliorare, sono cose ottime e ampiamente spendibili sul mercato del lavoro, ma non bastano".

Il tedesco per conquistare Zurigo?

"Le asperità del mercato del lavoro non si risolvono mettendo la gente su un treno per Zurigo. Noi non dobbiamo essere la riserva del Paese, quelli che emigrano fuori cantone, lasciando in Ticino gli affetti, per lavorare dove le paghe non sono da fame".

 LDA

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