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L’intervista
Dietro al filo spinato del WEF: a tu per tu con il comandante Dattrino
Redazione
3 anni fa
Il comandante ticinese ha parlato del recente impegno al World Economic Forum, ma anche dell’esercito in generale.

A capo delle truppe di terra che si sono occupate della sicurezza al recente World Economic Forum (WEF) di Davos c’era il ticinese Maurizio Dattrino, da alcuni mesi comandante della Divisione territoriale 3. Ticinonews lo ha incontrato per parlare dell’impiego, ma anche della sua carriera in generale.

Quanto era pesante quest'anno rispetto al passato la responsabilità, la pressione di sentire che arrivavano personaggi di spicco a livello internazionale? E anche da paesi in conflitto, come ad esempio Volodymyr Zelensky?
“Per quanto ci riguarda, il compito militare non è cambiato assolutamente, però ho potuto constatare che presso i militi c'era una tensione particolare e la gente era molto più motivata quest'anno rispetto alle passate edizioni”.

Le notti del WEF è riuscito a dormire?
"Sì, ho dormito tranquillamente, anche perché sapevo che gli uomini e i quadri erano pronti per questo impiego. Chiaramente era tangibile questa piccola tensione che regnava attorno a Davos, ma ho dormito tranquillo”.

Come si prepara un evento del genere? Quando avete iniziato a lavorarci?
“Noi adesso stiamo già preparando il WEF 2025”…

Uscendo un po' dal WEF, per quanto riguarda i giovani, le nuove leve, si sente dire spesso da molti datori di lavoro che i giovani hanno meno voglia di fare. Lei ha notato una mancanza di motivazione?
“Io ormai sono 35 anni che indosso questa divisa come ufficiale professionista e posso dire che l'attitudine dei militi che fanno servizio oggi come oggi è più positiva rispetto a quella di 10/15 anni fa. Sono più motivati. Certo, hanno un altro sistema, vivono con il telefonino, di questo sono consapevole, però sono ragazzi volenterosi”.

Ha citato la scuola reclute. Quando l'ha fatta lei avrebbe mai immaginato di arrivare fino a dove è adesso?
“Assolutamente no, era l'ultimo dei miei pensieri. È successo tutto piano piano. Io allora avevi altri interessi, ben al di fuori del militare, per cui sono stato costretto ad avanzare e poi ho cominciato. Ma non era il mio interesse”.

Adesso che è divisionario, lei va di meno sul campo? E se sì, le manca questo aspetto?
“Assolutamente no, io vado spessissimo fuori. È la mia vita essere sul terreno, avere contatto con la truppa, constatare in prima persona cosa succede in esterno, perché il sistema del sentito dire del ‘mi hanno rapportato’ non funziona. Forse sono anche troppo spesso fuori, ma è la mia vita, la mia professione”.

Ho letto che in passato ha avuto come medico dell'unità Ignazio Cassis. Come è stato?
“Io ero comandate del battaglione carabinieri di Montagna 9 e Cassis era capitano e mio medico di battaglione. Abbiamo avuto un ottimo rapporto, e condiviso anche dei momenti simpatici e divertenti durante i nostri giorni di servizio, nonché interessanti scambi di idee su tutto quello che succedeva”.

Lei come vede il futuro? Sa già di impieghi in arrivo interessanti? Come saranno i prossimi anni?
“L'impiego futuro che arriverà sarà sicuramente il WEF 2025, quello è chiaro. Se noi siamo tranquilli come divisione territoriale significa che la situazione dal punto di vista di catastrofi naturali, o tecnologiche o di altro genere, la è tranquilla, e quand’è così, io sono contento”.

L'intervista completa:

 

 

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