
"Quattro anni sospesi a favore di un trattamento stazionario psichiatrico con alto livello di sicurezza in una struttura chiusa con alto livello di sicurezza". Questa, la pena inflitta al 38enne locarnese, accusato di incendio intenzionale aggravato, tentate lesioni gravi,omissione di soccorso e infrazione alla Legge Federale sulle armi e sulle munizioni, atti delituosi commessi tra il 2015 e il 2017.
Ma andiamo con ordine. Alla vigilia di Natale del 2015, in un rustico nelle Centovalli, l'uomo in questione sta passando la serata con la madre, la compagna e il figlioletto di quest’ultima. Lei fa una battuta sulle numerose relazioni avute dall’uomo e lui si arrabbia. Inizia a spaccare tutto ciò che gli capita a tiro. Vuole addirittura tagliare un pilone di sostegno di una tettoia con la motosega, non ci riesce così rientra e ricomincia il pandemonio.
Rovescia un buffet vicino al camino e il rustico prende fuoco. Così lui prende e se ne va. Le donne e il bambino si mettono in salvo. L’uomo passa due mesi dietro le sbarre, poi il magistrato ordina una misura sostitutiva: terapia ambulatoriale e divieto assoluto di consumare alcol, quella sera infatti era ubriaco.
Ma questo non basta, il 23 novembre 2017 esce con un amico e beve. I due assumono anche del Prozac. Poi nei pressi della Rotonda di Locarno litigano per futili motivi, forse addirittura un malinteso. Durante la colluttazione l’uomo tira fuori un coltellino multiuso e accoltella l’amico. Una ferita sulla schiena da parte a parte lunga 32 centimetri e profonda 5.
Per questo un 38enne locarnese è comparso oggi davanti alle Assise criminali di Locarno riunite a Lugano, imputato di incendio intenzionale aggravato, tentate lesioni gravi, lesioni semplici qualificate, omissione di soccorso e infrazione alla Legge federale sulle Armi.
L’abuso di alcol è una costante nella vita dell’imputato. Prova ne sono i suoi non pochi precedenti penali. Alcuni drammatici, altri meno, ma sempre legati all’influsso alcolico sulla sua psiche.
Durante l’interrogatorio l’imputato ha spiegato, usando una comune espressione dialettale, di non avere la cioca cattiva, insomma di non diventare violento quando ubriaco.
Tesi andata di traverso al giudice Mauro Ermani che ha sintetizzato: non si comporta male ogni volta che beve, ma ogni volta che si è comportato male aveva bevuto.
Un problema con l’alcol che più volte si è cercato di curare, ma senza successo. E per il quale, in caso di condanna si sta pensando a un trattamento in una struttura chiusa che purtroppo in Ticino manca.
Infatti, il procuratore pubblico Paolo Bordoli ha chiesto che l’uomo sia condannato a 3 anni di carcere da scontare seguendo un trattamento stazionario in una struttura chiusa, verosimilmente in Svizzera interna.
La difesa, sostenuta dall’avvocata Manuela Fertile, ha invece chiesto l’assoluzione dai principali reati. Da una parte perché non sarebbe intenzione dell’uomo scatenare l’incendio, dall’altra perché l’accoltellamento sarebbe avvenuto per legittima difesa. La richiesta, quindi, è che l’uomo possa seguire un trattamento ambulatoriale.
Filippo Suessli
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