
I Verdi ticinesi sostengono il SÌ per l'iniziativa popolare dell'UDC contro l'immigrazione di massa, al voto il prossimo 9 febbraio. Una posizione reputata coerente con la propria iniziativa "Salviamo il lavoro in Ticino" (che ha raccolto quasi 12'000 firme), le numerose grida d'allarme e i molteplici atti parlamentari (fra cui la richiesta di creare delle regioni a statuto speciale) lanciati negli ultimi tempi dal partito.
Ciò non significa, spiegano i Verdi, che il loro partito sia divenuto xenofobo. "Ci limitiamo a ricordare che il testo dell'UDC propone semplicemente di ritornare al modello in vigore nel nostro Paese prima della sciagurata introduzione dei bilaterali" affermano. "Nessuno in coscienza può sostenere che la Svizzera di una decina di anni fa fosse un Paese incivile e razzista."
"L’apertura delle frontiere è stata interpretata unicamente come la messa a disposizione degli imprenditori di masse di lavoratori a sempre minor prezzo e disposte, o costrette, a rinunciare a diritti acquisiti" aggiungono. "Non è questa la società cui I Verdi guardano."
"La situazione nel mercato del lavoro locale peggiora in maniera grave e costante" argomentano ancora i Verdi. "La sostituzione sistematica dei lavoratori residenti con i frontalieri non può più essere negata. La responsabilità della situazione ricade interamente sui datori di lavoro che scelgono di pagare sempre meno i salariati, ingenerando le condizioni per una "guerra tra poveri". Stiamo assistendo a uno smantellamento continuo delle conquiste sociali dei lavoratori e le fasce deboli della popolazione stanno soffrendo in maniera sempre più marcata. Dal canto suo la politica porta anch’essa una responsabilità pesante: le promesse misure di accompagnamento sono insufficienti, hanno sostanzialmente fallito e, all’orizzonte, non si intravede un cambio di passo. Le forze borghesi si oppongono a ogni discorso di salari minimi. A sinistra spesso, con qualche lodevole eccezione, si fatica a riconoscere, invece, per motivi ideologici, la necessità di gestire in modo differente i flussi migratori e la questione frontalieri."
"Il 9 febbraio abbiamo l’opportunità di cambiare rotta" sostengono i Verdi, "ponendo le basi per una rinegoziazione dell’accordo di libera circolazione che, per il cittadino comune dei cantoni di frontiera, sta provocando problemi a non finire."
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