
Lo scorso 23 novembre ha compiuto 10 anni il procedimento penale di Roberto Rivera, il trader italiano accusato di riciclaggio, bancarotta fraudolenta, falso in documenti all'amministrazione infedele, appropriazione indebita all'istigazione a delinquere. 10 anni durante i quali i procuratori non sono ancora riusciti a chiudere l'inchiesta, tenendo bloccati otto milioni di franchi.
Recentemente la Camera dei ricorsi penali (Crp) ha riconosciuto al comasco quel che il codice definisce "denegata giustizia" ha chiesto al ministero pubblico di dissequestrare, "senza indugio", circa 5 milioni. Ovvero la somma maturata negli anni del sequestro degli iniziali 3 milioni.
Come riporta il Caffè Rivera nei giorni scorsi ha scritto una lunga lettera al procuratore generale ticinese, Andrea Pagani. E ha inviato le sue considerazioni, ma è una richiesta di aiuto, al procuratore della Confederazione, Michael Lauber. "Il 23 novembre sono trascorsi dieci anni dall’inizio di un vero e proprio incubo - scrive il trader comasco -. Come cittadino residente italiano, con conti bancari svizzeri regolarmente dichiarati e tassati in Italia, sono stato coinvolto, oggi così possiamo asserirlo, proditoriamente e strumentalmente in questioni penali dalle quali sono oggettivamente totalmente estraneo. Fin dall’inizio gli unici indizi erano le mie ‘mirabolanti performance’ e i relativi profitti. Poi in seguito replicati anche sotto gli occhi degli inquirenti. E non riconducibili, dopo otto anni di rendimento costante, a mera fortuna".
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